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Storie della buonanotte per bambine ribelli

Tutte ne parlano.
Troppe ne blaterano senza manco averlo letto.
Io l’ho passato, grazie ad un’amica.
Che dire?
Belle le illustrazioni.
Buona la scelta dei soggetti analizzati.
Lodevole la brevità delle biografie.

Ma.

A me ha dato l’impressione di girare sul principio gigione e provincialotto che “le femmine sono meglio dei maschi”.
E su quello ancor più aberrante letturedafemmineVSletturedamaschi.
Con una divisione, una rivendicazione ammuffita ed una evanescente lotta inutile che nemmeno ai tempi dell’asilo ho mai sopportato.
Mi ricorda lo slogan scritto sui muri: ” IO SONO MIA!”.
Sotto il quale qualche buontempone capitolino rispose: “PERCHÉ NESSUNO TE SE PIJA!”

Le bambine meritano letture migliori…

Titolo: Storie della buonanotte per bambine ribelli
Autore: Francesca Cavallo, Elena Favilli
Editore: Mondadori, 211 pagine, 19euro

Il diario allegro di Leopoldo Klein

“… dunque scrivere per me significa parlare a nome di tutti quei bambini che non hanno il coraggio o la voglia di farlo.
Solo perché vengono scoraggiati da maestre che non guardano nel cuore, o per mancanza di tempo o perché troppo impegnate a fare due chiacchiere tra loro con una tazzina di caffè in mano che rispettosamente porta il bidello, trasformato per l’occasione in devoto cameriere…”

Ecco Leopoldo Klein.
Un bimbo di dieci anni che si è aggrappato con tutta la sua passione alla scrittura, per fuggire almeno per un poco alla tristezza.
Il padre sempre lontano, la mamma triste e preoccupata per i soldi che non bastano mai, le lunghe chiacchierate con l’amico pupazzo di neve ricoverato in freezer, amici in carne ed ossa ancor più sfortunati del protagonista.

Una lettura breve, ma teneramente intensa.
E con un cambio di registro improvviso, capace di far sorridere amaramente.

Lasciatevi guidare dalla penna di Leopoldo, anche se ha sempre paura per la sua grammatica zoppicante: troverete in lui i problemi di tanti bambini diversi, e la distrazione che accomuna i genitori, per un motivo o per un altro.

L’autore ha avuto il grande pregio di una penna speciale nella stesura di questo diario: la delicatezza del non aver creato una scrittura che puzzasse di finto e costruito da chilometri di distanza.
Tutto è fluido, come la tristezza dei bambini troppo soli.

Titolo: Il diario allegro di Leopoldo Klein
Autore: Alessandro Gioia
Editore: Giulio Perrone Editore, 76 pagine, 10euro.

Sacrificio

“Ogni volta che vedo del sangue fresco non posso fare a meno di ammirarne la bellezza.
È una sostanza incredibile: ricca, forte, vibrante e di un colore meraviglioso.
Era triste vederlo andarsene, sgocciolare attraverso le assi del pavimento…”

Questo romanzo è il classico regalo che resta sugli scaffali della libreria a decantare.
Mi sembrava un libro gigione, comprato distrattamente solo perché nella quarta di copertina erano elencati tutti elementi da me amati: le Shetland, i cavalli, le rune, le leggende.

Ed invece.
Mi sono ritrovata tra le mani un bel thriller.
Sicuramente ben scritto: la tensione è ben modulata fino alla fine, con colpi di scena curati e, soprattutto, senza strafare.
La lettura non è appesantita da situazioni improbabili, né da intermezzi sentimentali piazzati solo per occupare melensamente qualche pagina.

Viviamo tutto grazie agli occhi di Tora, una ginecologa da poco trasferitasi col marito nella Scozia più autentica.
Autentica, e come tale difficile per chi arriva: fil rouge della dottoressa è il suo sentirsi costantemente fuori posto, dai suoceri ai colleghi in ospedale.
Uniche certezze: l’amore del marito, e la passione per l’equitazione.
E proprio seppellendo uno dei suoi adorati cavalli, scopre nel terreno della sua nuova casa il cadavere di una donna.
Avvolto con cura in un sudario di lino bianco, conservato dalla torba nella quale è stata scavata la buca, con solo una macchia rossa ad occupare il petto.
Quelle che seguiranno saranno pagine dolorose: si racconterà di donne sterili, di bambini nati troppo presto, di donne sacrificate, di speranza e di buio totale, di leggende magiche e di realtà brutali.
E, soprattutto, la domanda continua: di chi fidarsi, e da chi tenersi lontani?

Una cosa è certa: avrete voglia anche voi di una tazza di caffè nero e qualche sandwich.

Titolo: Sacrificio
Autore: Sharon Bolton
Editore: Mondadori, 442 pagine, 9,50euro

La foga del lettore

​Sono una lettrice assatanata, da sempre.

Guardo le fotografie nei gruppi di lettura.

E vedo gente che per una settimana di vacanza si porta dietro dai cinque ai dodici romanzi.

Concordo sul fatto che liberi dagli impegni lavorativi si legga di più.

Ma ogni tanto, guardatelo il mare.

Osservate la stanza dove state.

Parlate una volta tanto di sane boiate, che male non fa.

Invece di saltare le pagine per scoprire il nome dell’assassino, imparate quelli dei vicini di ombrellone.

Sedetevi poco più in la della battigia, e raccogliete le telline.

Passeggiate e guardate il mondo dalla montagna, senza fotografarlo per mostrarlo ad altri: per una volta nutrite la vostra anima con egoismo.

E se le vacanze non ci sono, conoscete meglio la città in cui abitate: dal bar dove non siete mai entrati per un cappuccino, al flusso irregolare di una fontanella in ghisa, a guardare dentro il pesante portone in legno che vedete aperto per la prima volta.

Accarezzate qualcuno, invece di occupar sempre le mani con delle pagine.

Non trinceratevi dietro il profumo dei libri, che ormai come immagine e concetto è inflazionato fino allo stucchevole.

Immergetevi nei profumi nuovi: quello del mare, che riempie i polmoni, quello dei fiori carnosi e dai colori saturi, quello appiccicoso e rassicurante dei bomboloni appena fritti.

E poi, si: leggete.

Provate la gioia di centellinare.

Poche pagine nella controra, o la sera prima di addormentarvi.

Rallentate il bulimico affanno del volere tutto e subito anche nella lettura.

Scegliete un solo romanzo da portare con voi.

E non dite “troppo diffiiiciiileee!!!”, come quando vi chiedono il titolo del vostro libro preferito.

È più semplice di quanto crediate.

Se la scelta si rivelasse una brutta lettura, well: sarà solo una pietra spostata dal vostro cammino.

E come diceva qualcuno più intelligente di me, sta a voi usarla per alzare un muro o costruire un ponte.

33 titoli per 33 anni

Giorni fa pensavo: e se invece di 33 desideri, mettessi nero su bianco i trentatrè titoli che ho più amato fino ad ora?
Di solito, questo genere di quesiti tutti i lettori rispondono: impossibile, ce ne sono così taaanti!
Anche io credo sia così.
Poi mi fermo, raccolgo il fagotto dei ricordi e corro indietro.
E correndo correndo, vi lascio la mia lista disordinata, arruffata e senza un ordine cronologico o di preferenza.

– Pel di carota, di Jules Renald;
– Il vento nei salici, di Kenneth Grahame;
– Il segno rosso del coraggio, di Stepen Crane;
– Niente di nuovo sul fronte occidentale, di Eric M. Remarque;
– Come un’onda che sale e che scende, di William Vollmann;
– Buonanotte Signor Lenin, di Tiziano Terzani;
– Il nuovo bambino, di Marcello Bernardi;
– Mi raccomando: tutti vestiti bene, di David Sedaris;
– La certosa di Parma, di Stendhal;
– Ascoltare la luce: vita e pedagogia di Janusz Korczak, di Dario Arkel;
– Infinite Jest, di David Foster Wallace;
– L’uomo che voleva essere re, di Rudyard Kipling;
– Il pozzo della solitudine, di Radclyffe Hall
– Il lamento di Portnoy, di Philip Roth;
– Libra, di Don DeLillo;
– Borse di viaggio, di Jules Verne;
– E Johnny prese il fucile, di Dalton Trumbo;
– La memoria negli occhi: Boleslaw Matuszewski, un pioniere del cinema, di Giovanni Grazzini;
– Il periplo di Baldassarre, di Amin Maalouf;
– PAO PAO, di Pier Vittorio Tondelli;
– Oscar e la dama in rosa, di Eric-Emmanuel Schmitt;
– Terra e cenere, di Atiq Rahimi;
– I ragazzi della via Pal, di Ferenc Molnar;
– L’uomo che fu giovedì, Gilbert K. Chesterton;
– Un uomo solo, di Christopher Isherwood;
– Il nudo e il morto, di Norman Mailer;
– Il dilemma dell’onnivoro, Michael Pollan;
– Cecità, di Josè Saramago;
– Molto forte, incredibilmente vicino, Jonathan Safran Foer;
– La banalità del male, di Hannah Arendt;
– Il prete giusto, di Nuto Revelli;
– La vita è sogno, di Pedro Calderon de la Barca;
– Un terribile amore per la guerra, di James Hillman.

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Un mese…

Solo ora me ne rendo conto: l’ultimo post è di quasi un mese fa!
Che vergogna u_u …
Tornerò in questi giorni: tante righe da scrivere ed altrettanti libri da farvi conoscere.
Si: è stato un periodo di grandi letture.
Ho viaggiato spesso…ed in treno leggo quasi meglio che a casa.
Anche se l’inverno in poltrona è l’habitat ideale per sprofondare tra libro e coperta.
Nei prossimi giorni ci sarà anche abbondante spazio per la musica e per il mondo che ho osservato.
Insomma.
Stay tuned…

Perché leggere?

Ve lo lascio spiegare dalla mia amica virtuale Radiobutterfly.
Su Youtube trovate il suo canale.
Mentre qui il suo blog.