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Si amavano…

“Si amavano.
Pativano la luce, labbra azzurre nell’alba,
labbra ch’escono dalla notte dura,
labbra squarciate, sangue, sangue dove?

Si amavano in un letto battello, mezzo tra notte e luce.
Si amavano come i fiori le spine profonde,
o il giallo che sboccia in amorosa gemma,
quando girano i volti melanconicamente,
giralune che brillano nel ricevere il bacio.

Si amavano di notte, quando i cani profondi
palpitano sotterra e le valli si stirano
come arcaici dorsi a sentirsi sfiorare:
carezza, seta, mano, luna che giunge e che tocca.

Si amavano d’amore là nel fare del giorno
e tra le dure pietre oscure della notte,
dure come son corpi gelati dalle ore,
dure come son baci di dente contro dente.

Si amavano di giorno, spiaggia che va crescendo,
onde che su dai piedi carezzano le cosce,
corpi che si sollevano dalla terra e fluttuando…

Si amavano di giorno, sul mare, sotto il cielo.
Mezzogiorno perfetto, si amavano sì intimi,
mare altissimo e giovane, estesa intimità,
vivente solitudine, orizzonti remoti
avvinti come corpi che solitari cantano.
Che amano.

Si amavano come la luna chiara,
come il mare che colmo aderisce a quel volto,
dolce eclisse di acqua, guancia dove fa notte
e dove rossi pesci vanno e vengono taciti.

Giorno, notte, occidenti, fare del giorno, spazî,
onde recenti, antiche, fuggitive, perpetue,
mare o terra, battello, letto, piuma, cristallo,
labbro, metallo, musica, silenzio, vegetale,
mondo, quiete, la loro forma.
Perché si amavano…”

(Si amavano – Vicente Aleixandre)

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Forse non essere…

“Forse non essere è esser senza che tu sia,
senza che tu vada tagliando il mezzogiorno
come un fiore azzurro, senza che tu cammini
più tardi per la nebbia e i mattoni,
senza quella luce che tu rechi in mano
che forse altri non vedran dorata,
che forse nessuno seppe che cresceva
come l’origine rossa della rosa,
senza che tu sia, infine, senza che venissi
brusca, eccitante, a conoscer la mia vita,
raffica di roseto, frumento del vento,
ed allora sono perché tu sei,
ed allora sei, sono e siamo,
e per amore sarò, sarai, saremo…”
(Forse non essere è esser senza che tu sia – Pablo Neruda)

Ode alla cipolla

“Cipolla
luminosa ampolla,
petalo su petalo
s’è formata la tua bellezza
squame di cristallo t’hanno accresciuta
e nel segreto della terra buia
s’è arrotondato il tuo ventre di rugiada.
Sotto la terra
è avvenuto il miracolo
e quando è apparso
il tuo lento germoglio verde,
e sono nate
le tue foglie come spade nell’ orto,
la terra ha accumulato i suoi beni
mostrando la tua nuda trasparenza,
e come con Afrodite il mare remoto
copiò la magnolia
per formare i seni,
la terra così ti ha fatto,
cipolla,
chiara come un pianeta,
e destinata a splendere
costellazione fissa,
rotonda rosa d’acqua,
sulla mensa della povera gente.
Generosa
sciogli
il tuo globo di freschezza
nella consumazione
bruciante nella pentola,
e la balza di cristallo
al calore acceso dell’ olio
si trasforma in arricciata piuma d’oro.
Ricorderò anche come feconda
la tua influenza l’ amore dell’ insalata
e sembra che il cielo contribuisca
dandoti forma fine di grandine
a celebrare la tua luminosità tritata
sugli emisferi di un pomodoro
Ma alla portata
delle mani del popolo,
innaffiata con olio,
spolverata
con un po’ di sale,
ammazzi la fame
del bracciante nel duro cammino.
Stella dei poveri,
fata madrina
avvolta
in delicata
carta,esci dal suolo,
eterna, intatta, pura,
come semenza d’astro,
e quando ti taglia
il coltello in cucina
sgorga l’unica lacrima
senza pena.
Ci hai fatto piangere senza affliggerci.
Tutto quel che esiste ho celebrato, cipolla,
ma per me tu sei
più bella di un uccello
dalle piume accecanti,
ai miei occhi sei
globo celeste, coppa di platino,
danza immobile
di anemone innevato
e vive la fragranza della terra
nella tua natura cristallina…”

(Pablo Neruda – Ode alla cipolla)

L’Amor fu…

Dediche a Roma, piazza Vittorio.

L’amore non fa rumore

​L’Amore non fa rumore:
vibra ad un canto impercettibile
per le orecchie,
suona la musica
dell’anima.

L’Amore si nutre:
con sguardi,
con silenzi,
con piccole carezze.

L’Amore si ripara:
dall’invidia,
dalla ferocia,
dall’indifferenza.

L’Amore non ha fretta:
vive nell’umido tepore
dell’attesa,
della presenza.

(Vincent Navire)

Alicante

“Un’arancia sul tavolo
Il tuo vestito sul tappeto
E nel mio letto, tu
Dolce dono del presente
Frescura della notte
Calore della mia vita.”

(Jacques Prévert)

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Casa ordinata

La casa ordinata è così:
Un luogo organizzato, pulito, con spazio libero per circolare
e una buona entrata di luce.
Ma la casa, per me, deve essere casa e non un centro di chirurgia, uno
scenario da telenovela.
C’è gente che spreca molto tempo pulendo, sterilizzando, mettendo in ordine i
mobili, ammorbidendo i cuscini…

No, io preferisco vivere in una casa dove risalta e percepisco subito:
Qui c’è vita…
Casa con vita, per me, è quella nella quale i libri sporgono dalle mensole
e gli ornamenti giocano a cambiar posizione.
Casa con vita ha i fornelli consumati per l’uso, per l’abuso di merende
in abbondanza, che chiamano tutto il mondo al tavolo della cucina

Divano senza macchia?
Tappeto senza filo tirato?
Tavolo senza segno di bicchiere?
E’ certamente una casa senza festa.

E se il pavimento non ha graffi, è perché lì nessuno danza.

Casa con vita, per me, ha il bagno con il vapore profumato nel bel mezzo del pomeriggio.
Ha cassetti con roba inutile, di quelli che la gente ci conserva spago,
passaporto e candela di compleanno, tutto insieme…
Casa con vita è quella nella quale la gente entra e si sente ben venuta.
Che è sempre pronta per amici, figli…
Nipoti, per i vicini…

E nelle stanze, se possibile, ha lenzuola rovesciate per le persone che giocano
o fanno l’amore a qualunque ora del giorno.

Casa con vita è quella che le persone mettono in ordine affinché rispecchi le persone.
Metti in ordine casa tua tutti i giorni…
Ma metti in ordine in modo che resti il tempo per viverci…
E riconoscere in lei il tuo luogo.

Carlos Drummond de Andrade

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