Archivi categoria: Scarabocchi liberi

Nonna Giulia…

Nonna Giulia era quella che non sapeva fare le trecce, né sfornare leccornie.
Nonna Giulia era quella che pareva fatta di cuoio.
Nonna Giulia era quella che non voleva piccipucciamenti, spicciativa e di poche smancerie.
Nonna Giulia era quella che si scandalizzava se i giovani non capivano il dialetto: e li metteva alla prova con gli arbiùn, come AldoGiovanni&Giacomo facevano con la cadrega.
Nonna Giulia era quella che riusciva ad essere elegante anche quando faceva la mondina.
Nonna Giulia era quella che teneva il sopracciglio sempre arcuato, come se tutti raccontassero panzane.
Nonna Giulia era quella che leggeva a pomeriggi intieri.
Nonna Giulia era quella che non ha mai capito il titolo della sua trasmissione preferita… Se ti ho visto, Se mi hai visto, Se l’hai visto, Se ti han visto…
Nonna Giulia era quella che mi portava a spasso facendomi camminare ore, per paura che venissi troppo grassa, e che poi per merenda mi diceva… mangia, che la gente troppo magra sembra malata!

Nonna Giulia era quella che è ancora.

Ed i tuoi nonni, com’erano?

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Cicatrice

Ho una ferita, sulla gamba sinistra.
Ho una ferita nuova, sulla gamba sinistra.
Ho una ferita nuova che diventerà una cicatrice a forma di cuore, sulla gamba sinistra.
Mi sono incagliata nel carrello di una vecchia e pesantissima macchina da scrivere, abbandonata a terra con finta noncuranza come piccolo monumento alla cultura.
Battendogli contro non si è spostata.
Ma nemmeno io ho ceduto.
Ed in questa sciocco puntiglio fra femmine ho cacciato così tanto sangue che la sala si è fatta mattanza di tonni.
Colpa mia: pensavo a come chiudere un capitolo mentre camminavo.
Sono tonta.
Triste.
Pensierosa.
Distratta.
Sognatrice.
Ma una ferita a forma di cuore per invidia di una macchina da scrivere ha qualcosa di sconsideratamente romantico…

Solitudini e sorrisi

Non mi sono mai arrabbiata per le battute che le persone han sempre fatto sulla mia zitellaggine.
Alcune sono divertenti, e strappano un sorriso anche a me.
Altre sono così ferocemente grevi… e mi fanno pensare che… forse chi le spara non ha mai conosciuto quelle stille ghiacciate che ti cadono dentro quando sei solo: lentissime, gonfie e pesanti, con un tonfo mai sordo, e che si annoda in groviglio di suoni cupi e crescenti.
Se non hanno mai provato tutto questo, io sorrido: e sono felice per loro…

Succulenta

Forse in una vita precedente sono stata una pianta grassa.
Di quelle cicciottelle.
Con le foglie bluastre.
A forma di rosa.
Che crescono ovunque da sole, senza che nessuno le pianti o le curi.
Stavo appoggiata sul muretto.
Come Charlie Brown, ad interrogarmi sui misteri della vita.
Come quelle donne perennemente coi gomiti puntati sul davanzale, a guardare chi passa.
Come chi fissa l’orizzonte, in attesa della carezza perfetta, nel momento perfetto, ed invece si becca una pallonata dai bimbi che giocano li accanto…

Tazze

Forse ho soltanto bisogno di essere amata.
Nei tanti modi concreti, possibili ed improbabili.
Anche se sono così.
Scoordinata e scombinata.
Come un servizio da tea spaiato ed impolverato, scovato per caso dal rigattiere.

Balente

Il calendario dell’Avvento

Quando io ero piccina il Calendario dell’Avvento era un cartone con le finestrelle, dentro ogni finestrella una preghiera da dire per il Bambin Gesù che stava arrivando.
Poi ne uscì un tipo con gli aforismi a tema natalizio, presi da libri e pellicole.
Quando io ero già grande, misero in commercio quelli con un cioccolatino od una caramella al giorno: e già di questi mi sfuggiva e mi sfugge il senso.
Ora siamo in una specie di delirio.
Si, concordo: queste Feste sono soprattutto per i bambini.
Ma che senso hanno ventiquattro piccoli giocattoli per altrettanti giorni?
Oltretutto per arrivare poi al giorno dedicato per antonomasia a pacchi e pacchetti.
I bimbi sono, di solito, già saturi di cianfrusaglie.
Giocano un paio d’ore e poi vanno sepolti nelle tante scatole stracolme in giro per casa.
Non voglio mettermi a fare né la psicologa da discount né quella che aimieitempisistavameglio.
Però.
Tutta questa ridondanza di pupazzi, bamboline e macchine in miniatura secondo me rischia di assuefare i bambini, snaturando il senso stesso dell’attesa.
Di non far più gustare loro il momento in cui il regalo arriva: che sia Natale, il compleanno od un giochino estemporaneo.
Forse bisogna riabituare, e riabituarci, al gusto della sorpresa.
Altrimenti tutto diventa obbligato, banale, vacuo e di una ovvietà assassina…

La lontananza

La lontananza è trama ed ordito.
Un lavandino pieno di tazzine da caffè.
Una tastiera sfinita.
Uno scorrere continuo di fotografie.
Una voce morbida e profonda.
Un pomeriggio di pioggia e sonno a tratti.
Una scorza d’arancia buttata nel caminetto.
Una telefonata che non c’è.
Uno zainetto blu vicino al letto.
Un abbraccio stretto di nove mesi fa.
Un lasciarmi sola per darmi forza.
Una canzone che avevi scelto per me.
Uno sguardo da lontano.
Una corsa che fa bruciare i polmoni.
Un passo in più ogni giorno.
Un dolore che struttura.
Un sorriso a canzonar le mie paturnie.
Un morso nascosto.
Una foglia secca sulla sciarpa.
Una poltrona dove raggomitolarsi.
Un cielo sempre diverso.
Una manciata di mozziconi di matite colorate.
Un canovaccio pieno di castagne.
Uno schermo che illumina la stanza buia.
Un profumo che conosco a memoria.
Una bacio tra i capelli.
Un sorso di mirto.
Un pile amaranto.
Un sonno breve che mi regala pace.
Una mano che tiene stretta la mia davanti a tutti…