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La délicatesse

“Se ordina un decaffeinato, mi alzo e me ne vado: è la bevanda meno socievole che ci sia.
Un tè, non è molto meglio. Si capisce che passerai le domeniche pomeriggio a guardare la tv. O peggio: dai suoceri…”.
Alla fine si disse che un succo di frutta andava bene. Sì, un succo di frutta è simpatico. E’ socievole e non troppo aggressivo. Si capisce che la ragazza è dolce e equilibrata.
Ma quale succo?
“Meglio scartare i grandi classici: evitiamo la mela o l’arancia, troppo scontati.
Bisogna essere un tantino originali, senza però essere eccentrici. La papaia o la guaiava fanno paura.
Il succo di albicocca è perfetto: se lo sceglie, la sposo…”
“Prendo un succo… un succo di albicocca, credo”, rispose Nathalie.
Lui la guardò: come se fosse un’effrazione della realtà…

Si amavano…

“Si amavano.
Pativano la luce, labbra azzurre nell’alba,
labbra ch’escono dalla notte dura,
labbra squarciate, sangue, sangue dove?

Si amavano in un letto battello, mezzo tra notte e luce.
Si amavano come i fiori le spine profonde,
o il giallo che sboccia in amorosa gemma,
quando girano i volti melanconicamente,
giralune che brillano nel ricevere il bacio.

Si amavano di notte, quando i cani profondi
palpitano sotterra e le valli si stirano
come arcaici dorsi a sentirsi sfiorare:
carezza, seta, mano, luna che giunge e che tocca.

Si amavano d’amore là nel fare del giorno
e tra le dure pietre oscure della notte,
dure come son corpi gelati dalle ore,
dure come son baci di dente contro dente.

Si amavano di giorno, spiaggia che va crescendo,
onde che su dai piedi carezzano le cosce,
corpi che si sollevano dalla terra e fluttuando…

Si amavano di giorno, sul mare, sotto il cielo.
Mezzogiorno perfetto, si amavano sì intimi,
mare altissimo e giovane, estesa intimità,
vivente solitudine, orizzonti remoti
avvinti come corpi che solitari cantano.
Che amano.

Si amavano come la luna chiara,
come il mare che colmo aderisce a quel volto,
dolce eclisse di acqua, guancia dove fa notte
e dove rossi pesci vanno e vengono taciti.

Giorno, notte, occidenti, fare del giorno, spazî,
onde recenti, antiche, fuggitive, perpetue,
mare o terra, battello, letto, piuma, cristallo,
labbro, metallo, musica, silenzio, vegetale,
mondo, quiete, la loro forma.
Perché si amavano…”

(Si amavano – Vicente Aleixandre)

Forse non essere…

“Forse non essere è esser senza che tu sia,
senza che tu vada tagliando il mezzogiorno
come un fiore azzurro, senza che tu cammini
più tardi per la nebbia e i mattoni,
senza quella luce che tu rechi in mano
che forse altri non vedran dorata,
che forse nessuno seppe che cresceva
come l’origine rossa della rosa,
senza che tu sia, infine, senza che venissi
brusca, eccitante, a conoscer la mia vita,
raffica di roseto, frumento del vento,
ed allora sono perché tu sei,
ed allora sei, sono e siamo,
e per amore sarò, sarai, saremo…”
(Forse non essere è esser senza che tu sia – Pablo Neruda)

Complicità

“Fra i rumori della folla ce ne stiamo noi due, felici di essere insieme, parlando piano: forse nemmeno una parola…”

(Walt Whitman)

Casa ordinata

La casa ordinata è così:
Un luogo organizzato, pulito, con spazio libero per circolare
e una buona entrata di luce.
Ma la casa, per me, deve essere casa e non un centro di chirurgia, uno
scenario da telenovela.
C’è gente che spreca molto tempo pulendo, sterilizzando, mettendo in ordine i
mobili, ammorbidendo i cuscini…

No, io preferisco vivere in una casa dove risalta e percepisco subito:
Qui c’è vita…
Casa con vita, per me, è quella nella quale i libri sporgono dalle mensole
e gli ornamenti giocano a cambiar posizione.
Casa con vita ha i fornelli consumati per l’uso, per l’abuso di merende
in abbondanza, che chiamano tutto il mondo al tavolo della cucina

Divano senza macchia?
Tappeto senza filo tirato?
Tavolo senza segno di bicchiere?
E’ certamente una casa senza festa.

E se il pavimento non ha graffi, è perché lì nessuno danza.

Casa con vita, per me, ha il bagno con il vapore profumato nel bel mezzo del pomeriggio.
Ha cassetti con roba inutile, di quelli che la gente ci conserva spago,
passaporto e candela di compleanno, tutto insieme…
Casa con vita è quella nella quale la gente entra e si sente ben venuta.
Che è sempre pronta per amici, figli…
Nipoti, per i vicini…

E nelle stanze, se possibile, ha lenzuola rovesciate per le persone che giocano
o fanno l’amore a qualunque ora del giorno.

Casa con vita è quella che le persone mettono in ordine affinché rispecchi le persone.
Metti in ordine casa tua tutti i giorni…
Ma metti in ordine in modo che resti il tempo per viverci…
E riconoscere in lei il tuo luogo.

Carlos Drummond de Andrade

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Raccontamelo ancora…

– Amore è la scintilla calda che avvolge le spalle, nel momento esatto in cui si scioglie quel brivido leggero di quando ricordo…
– Cosa ricordi?
– Lo sai.
– Raccontamelo ancora.
– Di quando ricordo la prima volta in cui hai pronunciato il mio nome.
– Al telefono.
– Si: al telefono…

(Neve Snowhip – 15 dicembre 2014)

Spalla

Mani, dita, noi…

Mi abbracci: adoro quando lo fai forte.
Mi baci: amo la tua bocca che pare non voglia lasciarmi mai.
Mi scopi: così divinamente da farmi diventare plastilina, che modelli come vuoi.

C’è però un momento.
Piccolo.
Agli occhi degli altri impercettibile.
Quando usciamo a cena, o ci troviamo per caso in giro, ad un certo punto la tua mano cerca la mia.
Come un ladro fulmineo ma delicato: inizi dal polso, e scivolando come acqua bollente sfiori il palmo, tutte le dita, il mio anello.
Sull’anello ti fermi qualche secondo in più: mi sta appena largo, e lo muovi piano, facendolo vibrare e tirandolo come fai con i miei capezzoli prima di morderli.

Poi arriva.
L’aspettavo, l’aspetto ogni giorno.
Mi stringi con forza la mano, coprendola completamente con la tua.
È questo a scuotermi dentro, come un’onda gonfia.
È questo a far scivolar via ogni mio dubbio.
È questo che mi fa capire come, cosa e quanto noi siamo.

(Neve Snowhip, io, 5 ottobre 2014)

 

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