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Il robot di Natale

“Come potrei farvi gli auguri senza spiegarvi che anche la parola ‘Natale’, a volte, mi sembra una parolaccia?”

Un librino di poche pagine, che racchiude una raccolta di cinque articoli sul Natale, pubblicati dall’autore tra il 1998 ed il 2003 su Il Corriere della sera.
Mia madre l’avrebbe definita “lettura da filobus”: le righe volano via velocemente, anche troppo.
Ma sono così dense e vere che anche una sola parola in più avrebbe stonato.
La festa più importante dell’anno viene raccontata con uno sguardo al passato ed uno al futuro: dall’opulenza e la carestia medioevali, ai robot, passando per la solitune che avviluppa tante persone in un periodo che dovrebbe essere di gioia smisurata.

Nella mia vita di lettrice incontrai Vassalli nei primi anni delle Superiori: e queste pagine sono la riconferma di un autore che non mi ha mai delusa.

Titolo: Il robot di Natale, e altri racconti
Autore: Sebastiano Vassalli
Editore: Interlinea Edizioni, 40pagine, 8euro

E allora, impara a vivere…

“E allora impara a vivere.
Tagliati una bella porzione di torta, con le posate d’argento.
Impara come fanno le foglie a crescere sugli alberi.
Apri gli occhi.
Impara come fa la luna a tramontare nel gelo della notte prima di Natale.
Apri le narici.
Annusa la neve.
Lascia che la vita accada…”

(Sylvia Plath)

 

Tattoo

Grazie…

Come ogni anno, gli ultimi giorni del dodicesimo mese sono dedicati alle somme.
E da buona diplomata in Ragioneria, potevo esimermi?

Però io non ho somme, e nemmeno sottrazioni per questo 2010.
E’ stato un anno particolare per me.
Duro.
Tutto in salita.
Dove ho messo a durissima prova i miei dotti lacrimali.
Ma tutto questo è stato ben stemperato dalle persone che ho avuto vicino, in modo sia fisico che virtuale.
Ed in questi giorni di festa il mio pensiero va dritto verso di loro.

Grazie a chi è riuscito a farmi ridere quando gli angoli della mia bocca strenuamente si opponevano.
Grazie a chi mi ha abbracciata, anche solo via parentesi (((huuugs))).
Grazie a chi mi ha permesso di imparare tanto.
Grazie a che è stato pronto a correggere i miei errori, facendomi capire dove e perché sbagliassi.
Grazie alle mie incomparabili amiche: mi regalate ogni giorno delle schegge di emozione.
Grazie ai miei amici giramondo: siete stati i miei occhi e le mie gambe quando non potevo muovermi dalla poltrona.
Grazie ai miei aggiustatori…che ancora mi sopportano.
Grazie a chi mi ha rubato la chitarra: mi hai fatto capire quanto l’avessi trascurata.
Grazie agli amici che non ci sono più: perché i vostri 21 grammi sono ora tutti nel mio cuore. E voglio ricordarvi tutti con la frase che uno di voi mi ripeteva spesso: non sarò mai il tuo angelo custode…piuttosto potrei essere il minidiavolo al tuo orecchio sinistro che ti dice “fallo…che ti importa?”.
Grazie ai bimbi che incontro ogni giorno per strada, e che mi fanno ciaociao con le manine paffute.
Grazie a chi mi ha asciugato le lacrime.
Grazie a chi canta a squarciagola con me.

Insomma: grazie a chiunque mi abbia donato una parte di sé.
Che questo Natale sia gioioso.
Non siate tristi, nessuno lo merita.
Se sentite le lacrime aggrappatevi ad un ricordo: un pensiero, un sapore, un abbraccio…ma sorridete.
E’ l’unico regalo che vi chiedo.

Non amo troppo dedicare canzoni natalizie.
Ma vi lascio un brano per me specialissimo.
Augurandovi di veder realizzati tutti i vostri sogni nei prossimi dodici mesi.

Ed ora…spread your wings!

Il Natale di Balente

Ogni volta che dico o scrivo “a Natale non faccio e non voglio ricevere regali” tutti credono che io sia stata generata da una sorta di jam session tra il Grinch, la Strega cattiva dell’Ovest e Mr Scrooge.
Anche se sarebbe accattivante come trittico, non è proprio così.
E nemmeno perché sono tirchia.

Io adoro il Natale.
Così tanto da pensarci già all’inizio di novembre.
Ed il regalo ideale per me sarebbe il buon Bill Nighy nudo, coperto soltanto da una chitarra elettrica e che mi dedica “Christmas is all around“.

Amo il Natale, non tutto il consumismo sfrenato che gli gira intorno.
Amo l’aspetto religioso e quello giocoso.
Amo riempire la casa di decorazioni: comprate (quasi sempre ai mercatini dell’usato), realizzate da me o ereditate.
Amo trovarmi con pochi amici per una bicchierata, e scambiarci gli auguri tra i tintinnii delle tazze in vetro.
Amo la noce moscata dell’eggnog che sale a pizzicarmi il naso.
Amo gli auguri sinceri da parte di chi mi vuole bene, quelli di circostanza non mi interessano.
Amo il panettone a colazione guardando i cartoni animati in tv: ed ogni anno ci sono “Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato” (l’originale con Gene Wilder), “Festa in casa Muppets” e “Kirikù e la Strega Karabà“.
Amo le cartoline di auguri: anche quelle ipertrash che mi manda la tintoria sottocasa.
Amo sfogliare i libri nuovi che mi hanno, o mi sono regalata.
Amo la casa che profuma di arancia e cannella.
Amo guardare la televisione al buio la sera, con l’albero ed il presepe ad illuminare discreti la stanza.
Amo gli sms che ricevo a mezzanotte dagli amici lontani: perché mi fanno sentire come un loro ventricolo. E so che, per quanti chilometri potranno separarci, non sarò mai sola.

Ma ci sono tanti aspetti di questo periodo che detesto.

Esecro le risse tribali nei negozi: ho visto donne far peggio dei primati di “2001: odissea nello Spazio”. Di solito accade per articoli tipo i tubini di lamè argentati. E di solito le signore somigliano a me: degli armadi che camminano.
Esecro i cori gospel: reggo giusto una canzone, poi mi iniziano le visioni mistiche.
Esecro la beneficenza pelosa, elargita per giunta una volta l’anno per lavarsi la coscienza. O l’incoscienza.
Esecro i carrelli stracolmi di cibo: gente che pare non mangi dalla campagna di Russia. E poi cosa comprano? Scatole di voul-au-vent rinsecchiti da riempire con la capricciosa industriale, capesante che di santo han solo il prezzo e decine di panettoni per ogni famiglia.
Esecro i fenomeni che vanno nei centri commerciali coi bambini per prendere i regali e “…portali di la a fare un giro, io intanto che non mi vedono compro i giocattoli”. I bimbi son piccoli, non scemi.
Esecro quegli schifi di Babbi Natale appesi ovunque: dai balconi ai lampioni. Non so a voi, ma alla sottoscritta fanno una tristezza imbarazzante.
Esecro i dietologi da tv che mi comunicano allarmati quante calorie ha un pezzetto di torrone. E poi tornano come condors dopo l’Epifania a consigliare le diete depurative con stampata in faccia l’espressione da “te l’avevo detto…” .
Esecro il regalo utile: è una festa…non regalate alle mamme un tritacarne o un aspirapolvere nuovo. Queste poverette meritano un po’ di leggerezza.
Esecro le stelle comete multicolor con effetto “accendo le luci tipo Studio 54”.
Esecro gli zampognari che fan finta di suonare: muovono le dita e gonfiano le guancine in playback (si, ho visto anche questo).
Esecro gente che non sento da anni e che mi scrive “nonostante tutto, Buon Natale”. Ma nonostante tutto, icchè? Se ci stiamo vicendevolmente sulle balle non è che me ne dimentico nel periodo natalizio.
Esecro i regali obbligatori: da fare e da ricevere.

E qui torniamo in tema col mio post.
Non faccio, e non mi piace ricevere, regali a Natale per tanti motivi.
Uno fra tutti: amo la festa, l’atmosfera…non il consumismo che gira intorno a questo periodo.
Che poi non è nemmeno consumismo.
E’ una vera ansia da prestazione.
Perché bisogna trovare l’idea più bella, spiritosa, originale e sorprendente di tutte.
Ma, giragira, ci si ritrova a comprare sempre le solite boiate.
Carissime, oltretutto, perché in questo periodo le persone sembrano non badare nemmeno ai cartellini o alla qualità degli articoli.
L’importante è arraffare dagli scaffali, impacchettare e consegnare con un sorrisone che si sognano anche le pin ups nelle pubblicità dei dentifrici.
Per questo non compro mai regali per i miei amici.
Ma anche perché mi viene in mente sempre una frase del buon Giacobazzi:

– Ti ho preso un pensierino…
– Ma…non dovevi!
– Ah, tranquillo, mi fa piacere. E poi, oh, è una cazzata…
– Ma se è una cazzata…perché devi regalarla proprio a me?

Sistemando i dischi…

…capita che tornino in mano anche vinili di qualche anno fa.
Ogni anno per l’otto dicembre nonna ci regalava il disco dello Zecchino d’Oro.
L’edizione natalizia…che per un mese veniva consumata.
Così come non perdevamo mai lo speciale in tivù.
E stasera guardando la copertina mi sono ricordata di come rimanessi incantata dalle mani della splendida Mariele Ventre…