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La délicatesse

“Se ordina un decaffeinato, mi alzo e me ne vado: è la bevanda meno socievole che ci sia.
Un tè, non è molto meglio. Si capisce che passerai le domeniche pomeriggio a guardare la tv. O peggio: dai suoceri…”.
Alla fine si disse che un succo di frutta andava bene. Sì, un succo di frutta è simpatico. E’ socievole e non troppo aggressivo. Si capisce che la ragazza è dolce e equilibrata.
Ma quale succo?
“Meglio scartare i grandi classici: evitiamo la mela o l’arancia, troppo scontati.
Bisogna essere un tantino originali, senza però essere eccentrici. La papaia o la guaiava fanno paura.
Il succo di albicocca è perfetto: se lo sceglie, la sposo…”
“Prendo un succo… un succo di albicocca, credo”, rispose Nathalie.
Lui la guardò: come se fosse un’effrazione della realtà…

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La bambina che raccontava i film

“Raccontare un film è come raccontare un sogno…”

E di sogni la piccola María Margarita ne racconta tanti nel piccolo paesino messicano in cui vive: baracche di lamiera e poche case, circondate da polvere e povertà.
Decide di usare anche lei un nome d’arte, proprio come molti dei suoi adorati attori.
E sceglie Fata Delcine: del cine, del cinema.
Il padre, invalido e solo, può permettersi un solo biglietto per il cinematografo, e dopo una scelta accurata, tra tutti i figli viene scelta María.
Perché non solo ha una memoria prodigiosa, in grado di ricordare anche i frammenti più nascosti dei film.
María è mossa dalla passione: ogni fotogramma, ogni sguardo, ogni mossa sullo schermo la incanta.
Incanto e passione che escono prepotenti quando racconta le pellicole al suo pubblico, sempre crescente.
Una magia così grande per una bambina: destinata a crescere alla svelta, tra miseria ed arte di arrangiarsi.

Più che romanzo breve, è un bel racconto: scritto con penna gentile ma concreta, che narra senza tralasciare i particolari più impalpabili come quelli più scabrosi.

Lasciatevi guidare tra le pagine da Fata Delcine, frugate con lei nello scatolone dei travestimenti, e ritrovate lo stupore della vostra prima volta al cinema.
Titolo: La bambina che raccontava i film
Autore: Hernán Rivera Letelier
Editore: Mondadori, 110 pagine, 17euro.

La fine è il mio inizio. Il film.

Ho letto tutto quel che Tiziano Terzani ha scritto.
Commuovendomi più per le cronache del giornalista “antebarba” che per i racconti degli ultimi anni.
Ho riso, pianto e “visto” posti ed anni a me lontani.
E quante ore rubate al sonno per non lasciare indietro le pagine…

Appena ho saputo dell’uscita di questo film ho storto il naso.
Sono combattuta.
Da una parte è solo un gran bene che il pensiero di Terzani venga fatto conoscere anche alle nuove generazioni, come a tutti quelli che ancora non si sono avvicinati a lui.
Ma, dall’altra, ho l’impressione che si tenda a spremere il limone fino all’ultima goccia.

Vedrò sicuramente il film.
E vi saprò dire…

Il cattivo tenente

“I vampiri sono fortunati, si nutrono degli esseri che trovano.
Noi invece divoriamo noi stessi.
Dobbiamo mangiare le nostre gambe per trovare la forza di camminare.
Dobbiamo arrivare per poter andar via.
Dobbiamo succhiarci fino in fondo.
Dobbiamo divorarci da soli finché non ci resta nient’altro che la fame.
Noi diamo, diamo e diamo come pazzi, non credo che tutto questo abbia senso, non significa niente…
Gesù ha detto settanta volte sette.
Nessuno riuscirà mai a capire perché.
Perché l’hai fatto?
Ti abbiamo già dimenticato la mattina dopo.
Peccato…”

“Il cattivo tenente”, regia di Abel Ferrara (1992)

Gli amici di Peter

“Con certe persone si ha la certezza che ti resteranno amiche tutta la vita.
Si crea uno strettissimo legame.
Fatto di fiducia, affetto, stima, solidarietà.
Oppure, come nel nostro caso, di semplice imbarazzo…”

Mi sono imbattuta in questo film in un’insonne nottata autunnale di tanti anni fa.
Incuriosita dall’introduzione mi sono accomodata in poltrona con il mio tea.
Rischiando di strozzarmi alla prima sequenza.
Sei persone, equamente divisi tra uomini e donne, che intonano “la canzone della metro” alla festa per il capodanno del 1982.
E davanti a loro una platea di persone annoiate, ma diciamo pure schifate dalla performance.
Gli attori si rifugiano in una cucina, aprendo così il film vero e proprio.
Sono un gruppo di amici, compagni di studi ed attori dilettanti, ingaggiati dal padre di uno di loro. Più per aiutarli economicamente e per affetto, che non per la bravura.
Erano stati ingaggiati dal padre di Peter per lo spettacolo di fine anno.
Nonostante l’insuccesso i ragazzi festeggiano con una foto di gruppo.
Dal bianco&nero dello scatto partono i titoli di testa.
Scelta interessante.
Un montaggio privo di colori che percorre, mescolandole, le immagini più significative da quella fatidica notte, fino al 1994: dalla caduta del muro di Berlino all’apertura di EuroDisney, da Saddam Hussein alle Tartarughe Ninja, passando per politici, cantanti e manifestazioni di piazza.

Si ritorna dodici anni dopo in un’immensa villa di campagna, la stessa che ha ospitato la festa.
Il padre è morto da poco tempo.
Adorava gli amici del figlio.
Ed anche per questo Peter decide di invitarli tutti per trascorrere il capodanno insieme.

Questo film viene definito la risposta britannica a “Il grande freddo”.
Concordo.
Anche se “Gli amici di Peter” per me è ad un livello superiore: molto più intimo, a tratti più duro, e senza la pretesa di far ridere ad ogni costo.
L’atmosfera è più intima ed ovattata. Quasi che il padrone di casa sia conscio di tutti i problemi dei suoi amici. Ed ha la speranza che questa rimpatriata possa, se non risolverli, almeno attenuarli.
Per vederli tutti felici, ancora una volta.
E questa scelta viene ripresa anche per la colonna sonora: curata ed elegante.
I titoli?

1. Everybody Wants to Rule the World – Tears for Fears
2. My Baby Just Cares for Me – Nina Simone
3. You’re My Best Friend – Queen
4. Girls Just Want to Have Fun – Cyndi Lauper
5. If You Let Me Stay – Terence Trent D’Arby
6. Hungry Heart – Bruce Springsteen
7. Don’t Get Me Wrong – The Pretenders
8. King of Rock & Roll – Prefab Sprout
9. What’s Love Got to Do With It – Tina Turner
10. Give Me Strength – Eric Clapton
11. Love and Regret – Deacon Blue
12. Let’s Stay Together – The Pasadenas
13. Rio – Michael Nesmith
14. Wherever I Lay My Hat (That’s My Home) – Paul Young
15. I Guess That’s Why They Call It the Blues – Elton John
16. As the Days Go By – Daryl Braithwaite

Tutti gli attori protagonisti sono realmente stati compagni di college e di palcoscenico.
E quasi tutti hanno conosciuto un successo a livello mondiale, che perdura anche oggi.

Peter (Stephen Fry) è il padrone di casa.
Ipersensibile, impacciato, timido ma che si scioglie appena riabbraccia gli amici di sempre. Non si è mai sposato, non ha nemmeno un vero e proprio lavoro: amministra i beni del padre e continua a scrivere le sue commedie.
Vera (Phyllida Law, madre di Emma Thompson) è la governante.
Ma è anche molto di più. E’ l’anima e la spina dorsale della casa.
Burbera e scorbutica, a tratti definita gotica da Peter. Ha poche apparizioni nella pellicola: ma quelle battute, quelle occhiate abbozzate e le espressioni del viso la rendono inarrivabile. Regalando anche gli occhi lucidi alla fine del racconto.
Andrew (Kenneth Branagh) dopo aver tentato la fortuna ad Hollywood ha sposato l’attrice di serie tv Carol (Rita Rudner). Le incomprensioni tra i due non mancano, ed il passato da alcolisti per entrambi di certo non li aiuta. Lei è totalmente votata al lavoro, lui vorrebbe una famiglia nel senso più classico del termine. Una menzione speciale all’attrice: ci regala Miss Benson, un personaggio così odioso e fuori dal Mondo da essere semplicemente sublime.
Roger (Hugh Laurie) ha sposato Mary (Imelda Staunton): sono compositori ed interpreti di jingles per la pubblicità. Hanno un bimbo di nemmeno un anno, il piccolo Ben. Che aveva anche un fratello gemello, tragicamente soffocato mesi prima nella sua culla. Questa tragedia ha acceso una paura che sembra non dover cessare, così come l’incomunicabilità della coppia.
Maggie (Emma Thompson) lavora per una casa editrice. Ed è la classica ultra-trentenne goffa, insicura e che non riesce a trovare il compagno della sua vita. Da sempre innamorata di Peter, farà il primo passo per conquistarlo. Dopo aver letto un manuale, ovviamente.
Sara (Alphonsia Emmanuel) è la “singletuttosesso” del gruppo. Lavora come costumista in teatro e porta con se il nuovo fidanzato, Brian (Tony Slattery) un mezzo attorucolo buzzurro e volgare che porterà malcontento e lacrime nel gruppo di amici. Ed anche qui, l’attore è speciale nel rendersi detestabile.

Non vi racconto la trama.
Perché la meraviglia di questo film è scoprire gli equilibri minuto per minuto.
Dalla felicità per essere riuniti dopo tanti anni, agli screzi che inevitabilmente si creano.
Anche per mezza frase mal detta.
Per un ricordo che riaffiora proprio quando si cerca di affondarlo.
Per il sapore di un bacio che non è ancora svanito.

Tutto questo per arrivare all’evento che doveva essere l’apice della rimpatriata.
La festa di capodanno.
Che vede tutti tristi e malinconici, abbandonati sui divani del salone.
Fino a quando Peter spiegherà a tutti il vero motivo dei suoi inviti
Facendo scoprire così anche agli spettatori perché ha riaperto le porte della sua enorme villa proprio in quel periodo, proprio in quella data così particolare e piena di significato.

Si.
Sul finale io piango SEMPRE.
E fate conto che l’avrò visto trecento volte, minimo.

The big kahuna

Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare.
Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite.
Ma credimi tra vent’anni guarderai quelle tue vecchie foto.
E in un modo che non puoi immaginare adesso.
Quante possibilità avevi di fronte
e che aspetto magnifico avevi!
Non eri per niente grasso come ti sembrava.
Non preoccuparti del futuro.
Oppure preoccupati ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un’equazione algebrica.
I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente, di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.
Fa’ una cosa ogni giorno che sei spaventato: canta!
Non essere crudele col cuore degli altri.
Non tollerare la gente che è crudele col tuo.
Lavati i denti.
Non perdere tempo con l’invidia: a volte sei in testa, a volte resti indietro.
La corsa è lunga e, alla fine, è solo con te stesso.
Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti.
Se ci riesci veramente, dimmi come si fa…
Conserva tutte le vecchie lettere d’amore,
butta i vecchi estratti-conto.
Rilassati!
Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita.
Le persone più interessanti che conosco a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita.
I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.
Prendi molto calcio.
Sii gentile con le tue ginocchia,
quando saranno partite ti mancheranno.
Forse ti sposerai o forse no.
Forse avrai figli o forse no.
Forse divorzierai a quarant’anni.
Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio.
Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso,
ma non rimproverarti neanche: le tue scelte sono scommesse,
come quelle di chiunque altro.
Goditi il tuo corpo,
usalo in tutti i modi che puoi,
senza paura e senza temere quel che pensa la gente.
E’ il più grande strumento che potrai mai avere.
Balla!
Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.
Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai.
Non leggere le riviste di bellezza:
ti faranno solo sentire orrendo.
Cerca di conoscere i tuoi genitori,
non puoi sapere quando se ne andranno per sempre.
Tratta bene i tuoi fratelli,
sono il miglior legame con il passato
e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro.
Renditi conto che gli amici vanno e vengono,
ma alcuni, i più preziosi, rimarranno.
Datti da fare per colmare le distanze geografiche e gli stili di vita,
perché più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.
Vivi a New York per un po’, ma lasciala prima che ti indurisca.
Vivi anche in California per un po’, ma lasciala prima che ti rammollisca.
Non fare pasticci con i capelli: se no, quando avrai quarant’anni, sembreranno di un ottantacinquenne.
Sii cauto nell’accettare consigli,
ma sii paziente con chi li dispensa.
I consigli sono una forma di nostalgia.
Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio,
ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte
e riciclarlo per più di quel che valga.
Ma accetta il consiglio… per questa volta.

La finestra di fronte

Mio caro Simone,
dopo di te, il rosso non è più rosso.
L’azzurro del cielo non è più azzurro.
Gli alberi non sono più verdi.
Dopo di te, devo cercare i colori dentro la nostalgia che ho di noi.
Dopo di te, rimpiango persino il dolore che ci faceva timidi e clandestini.
Rimpiango le attese, le rinunce, i messaggi cifrati, i nostri sguardi rubati in mezzo a un mondo di ciechi, che non volevano vedere perchè, se avessero visto, saremmo stati la loro vergogna, il loro odio, la loro crudeltà.
Rimpiango di non aver avuto ancora il coraggio di chiederti perdono.
Per questo, non posso più nemmeno guardare dentro la tua finestra.
Era lì che ti vedevo sempre, quando ancora non sapevo il tuo nome.
E tu sognavi un mondo migliore, in cui non si può proibire ad un albero di essere albero, e all’azzurro… di diventare cielo.
Non so se questo è un mondo migliore… ora che nessuno mi chiama più Davide… ora che mi sento chiamare soltanto signor Veroli, come posso dire che questo è un mondo migliore?
Come posso dirlo senza di te?

Dal film “La finestra di fronte” di Ferzan Ozpetek