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Auricolari

Non so voi.
Ma quando, senza preavviso, uno dei due auricolari smette di funzionare… è come se cedesse l’equilibrio.
Caracollo a fatica, stordita come un cane che ha perso le vibrisse.

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Schieramenti.

Cerco sempre di essere sopra le parti.
Mai da quella del torto.
Piuttosto da quella del tortore…

(Me – 03 giugno 2015)

Compleanno…

Che anno strano questo mio.
Più bassi che alti.
La malattia che schiaccia, isola.
I lavori persi, gli appuntamenti mancati, le scadenze passate, i soldi volati.
Eppure pare che abbia vinto io.
E mi rialzo.
Con lentezza.
Ma costantemente.
Non è un inizio, nemmeno una fine.
È quel bizzarro e caotico caravanserraglio che è sempre stato il mio vivere.
Ho solo bisogno di un po’ di leggerezza.
Mi sono scattata qualche fotografia in questi giorni.
Ci siamo: io e la mia testa ancora pelata.
Alcune sono poetiche, altre di una bellezza struggente.
Ma nessuna mi convince.
Ed allora vi lascio i palloncini.
Anzi.
Vi lancio i palloncini.
Tenete una finestra aperta, ne entrerà sicuramente uno.
Sciogliete il nodo.
Aspirate l’elio.
Godetevi la vocina stridula da cartoon.
Sorridete.
Perché ogni volta che lo fate, sorrido anche io…

L’Amor fu…

Dediche a Roma, piazza Vittorio.

Manine

Mattinata gelata.
O forse è il freddo dell’ennesima notte insonne.
Ore speciali queste, soprattutto in un giorno di festa.
Tutto è ancora immobile: le nuvole e l’erba, le automobili ed i cani, le girandole ed i panni dimenticati stesi.
Sale appena, lenta e greve, la fettuccia di vapore dal mio cappuccino.
Agguanto la tazza ed al primo sorso sorrido.
Sono tanti, troppi anni, che giro per ospedali: ed ancora non ho finito.
Il mio corpo ha subito evoluzioni continue: terribili, buffe ed a volte grottesche.
Ma è stato costantemente amato e vissuto come piccola ed esclusiva opera d’arte grazie a tutto quel che mi succedeva.
I capelli persi, e ricresciuti in modo irriconoscibile.
La magrezza eccessiva e serica, come i tanti pannicoli in più che mi facevano somigliare ad una caricatura.
Il dolore che ovattava i suoni ed il suo scemare all’improvviso, come quando sistemo meglio il jack delle cuffie ed il suono arriva come un boato.
Le mie mani, no: loro non sono mai cambiate.
Grande e grossa, ho sempre avuto manine da bimba: piccole, morbide, con un velo di leziosa ferocia e con le fossette sul dorso.
Ancora oggi quando applico lo smalto, l’effetto è quello di averlo rubato alla mamma.
E sorrido perché nonostante tutti questi anni, tra malattia e lavori convulsi, loro sono rimaste identiche.
Conservando la tenerezza, la grazia e la dolcezza che ho sempre avuto e voluto nella mia vita: lottando ed accogliendo.

Corrispondenza

Lettere.
Ne scrivo e ne ricevo tante, da sempre.
Quando ero piccola, e la penna per me la impugnava nonna: mondina spiccia ed autoritaria vera, aveva quella sua grafia elegante, femminile e perfetta da farmi credere che il piccolo angolo dove teneva appoggiata una scatola col suo necessaire per la corrispondenza, che quella fosse la sua stanzatuttaperse.
Io dettavo, lei scriveva e la mattina dopo si imbucavano le buste, una alla volta.
Appesa al muro, lei, la custode delle lettere: rossa, accogliente, muliebre e botticelliana, era per me bimba una sorta di porta magica pronta a farmi comunicare con il Mondo intero.
E continua ad esserlo.
Oggi ho incrociato questa fotografia online, ed ho sorriso.
Mi sono rivista con la gonnellina scozzese a pieghe, le paperine di vernice ai piedi e col braccino allungato a dismisura per arrivare alla feritoia e lasciar cadere dentro la buca l’ultima lettera.
La magia iniziava.
E come un nodo celtico, arrivava alla mia cassetta delle lettere, per poi ripartire.
Tante volte.
Per non lasciare mai fermi i sogni.

Io odio

Odio quando becco il sacchetto delle patatine sciocche.
Odio le polo portate col colletto alzato.
Odio chi mi chiama ragazza.
Odio le zompettatrici che devono sempre essere al centro dell’attenzione.
Odio l’acqua sgasata.
Odio chi mi compatisce.
Odio “io sono di Roma, zona Frascati”.
Odio le pareti gialle.
Odio i gatti.
Odio chi urla.
Odio i laghi.
Odio i giornali sgualciti.
Odio l’affetto sbandierato.
Odio i monotematici.
Odio gli orologi lasciati laschi al polso.
Odio chi sorride scoperchiando anche le gengive.
Odio le biro che scrivono pallidopallido.
Odio le improvvisate.
Odio il mio nome.
Odio i parassiti di idee.
Odio chi usa lo stuzzicadenti come perenne accessorio.
Odio gli assassini di poesia.
Odio le gonne indossate con ai piedi le scarpe da ginnastica.
Odio lo yogurt in vasetto con dentro la frutta molle.
Odio tutte le cartine che tocca levare dai cerotti.
Odio quei genitori che baciano i bambini sulle labbra.
Odio i pontificatori da salotto.
Odio le matite per occhi che scrivono ovunque, tranne che sulla palpebra.
Odio i giovedì.
Odio matuopadrefacevailladro?perchéharubatoduestellealcieloperfartigliocchi.
Odio chi ignora la prossemica.
Odio le cravatte corte.
Odio gli sputi nei film porno, lustrafiche o segagevolanti che siano.
Odio chi mi dice “avevi ragione!”.
Odio le stampe sulle t-shirt che dopo tre lavaggi si dividono tipo mosaico.
Odio le mosche cocchiere.
Odio chi biascica i dialetti altrui.
Odio la smania di possedere.
Odio chi non ride di se stesso.
Odio l’odore del napalm al mattino.
Odio anche me, ça va…