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Raccontamelo ancora…

– Amore è la scintilla calda che avvolge le spalle, nel momento esatto in cui si scioglie quel brivido leggero di quando ricordo…
– Cosa ricordi?
– Lo sai.
– Raccontamelo ancora.
– Di quando ricordo la prima volta in cui hai pronunciato il mio nome.
– Al telefono.
– Si: al telefono…

(Neve Snowhip – 15 dicembre 2014)

Spalla

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Il lupo della steppa

Questa non sarà una vera e propria recensione.
Ma un ricordo, più o meno lontano, che oggi si è riaffacciato grazie a mia nipote e alla sua voglia di autori nuovi.

Curioso come di questa lettura riesca a ricordare tutti i particolari, a quasi diciassette anni di distanza.
Ma a tornarmi in mente non sono soltanto le righe scritte dall’autore.
C’è la svogliatezza che accompagna tutte le letture scolasticamente “obbligate”.
Il caldo, terribile, di quel pomeriggio di luglio ed io che leggo a testa in giù…con le gambe appoggiate a rubare un po’ di fresco al muro.
E la sveglia che lampeggia l’ora: ho finito l’ultima riga alle 3.45 del mattino successivo.

Spero solo che tanti insegnanti suggeriscano ancora oggi questa meraviglia.

La solitudine è indipendenza: l’avevo desiderata e me l’ero conquistata in tanti anni. Era fredda, questo sì, ma era anche silenziosa, meravigliosamente silenziosa e grande come lo spazio freddo e silente nel quale girano gli astri.

Titolo: Il lupo della steppa
Autore: Herman Hesse
Ed: Mondadori, 304 pagine, 9euro (ma ci sono edizioni decisamente più economiche!)

Pillola di felicità #2

Giornata bigia e grigia.
Rischiarata da un pensiero.

Ricordare un amico fraterno, che da qualche mese non c’è più.
Ma per la prima volta penso a lui ridendo come una matta.
Ricordandone il lato più allegro e divertente.
E quanto gli piacesse questa stagione, il suo strampalato Irish coffee fatto col tea, il rincorrermi con la macchina fotografica.
Da ora in avanti non sarà più un baule di memorie.
Ma un bel mix photo collage da appendere alla parete…

Salutami…dai!

E’ mancata una zia carissima.
Zia Graziella era una sorta di pin up vintage, curatissima, taccatissima, che non ha mai rinunciato al vezzo della matita per occhi, al rossetto ed alle mani ben in ordine.
E’ morta dopo aver passato una vita allegra, piena di vita e guardando il bicchiere mezzo pieno anche davanti ai dolori più assurdi che si è trovata davanti.
Si: ricordava tantissimo zia Mame.

Mancherà a tutti in famiglia, dal marito al figlio, fino a noi nipoti.
Sono sicura però che nessuno di noi sia davvero triste.
Non tanto perché le malattie la stavano consumando.
Ma perché ricordandola non si può fare a meno di sorridere, quando non di avere le lacrime agli occhi ripensando a tutto quello che riusciva a fare e dire in una giornata.

Se guardo indietro ho tante immagini di lei, che non mi lasceranno mai.
Delle favolose vestaglie da camera con le quali svolazzava la mattina per la casa.
Uno splendido ed enorme cappello blu, indossato per il matrimonio del figliolo qualche anno fa.
La scorzetta di limone nei bicchieroni d’acqua gassata.
Le chiacchiere a televisione spenta, la sera, dove parlavamo di tutto e di tutti.
E l’incontro con un truccatore in profumeria, che voleva convincerla a comprare make up per tipo 300.000lire continuando a chiamarla madame. Lei si girò “eh si, madam madam…madamme i soldi, ecco che vole…”

Non vivevamo vicine.
Era la casa dove trascorrevamo le vacanze estive quando ero piccola.
Della sua voce mi rimarrà sempre il saluto prima di correre in spiaggia: giuggiolona…salutami, dai!

Ciao zia…