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E allora, impara a vivere…

“E allora impara a vivere.
Tagliati una bella porzione di torta, con le posate d’argento.
Impara come fanno le foglie a crescere sugli alberi.
Apri gli occhi.
Impara come fa la luna a tramontare nel gelo della notte prima di Natale.
Apri le narici.
Annusa la neve.
Lascia che la vita accada…”

(Sylvia Plath)

 

Tattoo

Mabon

Finalmente è arrivato l’inizio del periodo dell’anno che più amo.
Autunno ed inverno che son sempre un po’ bistrattati, considerati come improduttivi e sonnolenti.
Ho iniziato da bimba ad apprezzarli.
L’autunno come uno scrollarsi di dosso il superfluo, per poter incamerare liberamente più energie.
L’inverno come mese prezioso, che culla la rinascita.
Ricordo un proverbio che i miei nonni contadini usavano sempre: sotto la neve, pane.
Ovvero, la neve che cura come una calda coperta, che copre la terra, la isola da tutto per permetterle di concentrarsi sui semi che custodisce.

E poi ci sono le mie origini nordiche.
In questi giorni si festeggia Mabon.
Volete saperne di più?
Ecco dove trovare qualche notizia: click !

Autunno

Cinquemila dollari e un diario per morire

Jerry McDonald si è accampato in un bosco dell’Oregon a pochi chilometri da una strada statale.
La neve lo ha sorpreso e lui è rimasto intrappolato con il suo pick up.
Era il 7 febbraio.
Lo hanno trovato senza vita dopo quasi 70 giorni. Accanto una sorta di diario su un rudimentale calendario: l’ultima volta che ha scritto qualcosa era il 15 aprile. Poi più nulla.
McDonald, 68 anni, è un tipo po’ strano: ha rotto da tempo i rapporti con la famiglia e se ne va in giro per l’Ovest a bordo di un vecchio camioncino.
È così che arriva verso il 7 febbraio nei pressi di Marion Forks, Oregon, località a 140 chilometri a est di Salem.
L’uomo si infila in una stradina di montagna e sceglie una radura per accamparsi. Ha qualche scorta, molto carburante, un sacco a pelo e vestiti pesanti. Ma non possiede né bussola né cellulare. Qualche giorno dopo inizia a nevicare. McDonalds, il 2 marzo, scrive sul diario: «Intrappolato, ha nevicato dal 14».
Jerry ha cercato di tornare sulla statale, ma il pick up si è impantanato nonostante avesse le catene e la trazione sulle 4 ruote. Ha provato a tirarlo fuori con il crick, ha usato dei rami e pezzi di legno per evitare che le ruote slittassero. Ma non c’è stato nulla da fare. Rassegnato, Jerry si è scaldato a bordo del camioncino – aveva molta benzina – e per dissetarsi scioglieva la neve. Non è chiaro quanto cibo avesse, anche se lo Sceriffo ritiene che ne avesse poco.
Stranamente non ha cercato di allontanarsi a piedi: poteva raggiungere la statale e primo a poi qualcuno sarebbe passato.
Invece è rimasto lì avvolto nel suo sacco a pelo ad aspettare un aiuto che non è mai arrivato.
In una borsa 5 mila dollari in contanti e il diario.
L’autopsia ha accertato che è morto per il freddo e la fame.

Fonte: Corriere della Sera.

Più leggo questo articolo, più mi domando se è stato un incidente o un suicidio che non voleva passare inosservato…

Neve

“Neve” è il primo lavoro di Maxence Fermine che mi sia capitato tra le mani, ormai qualche anno fa.
L’avevo letto durante il mio pendolarismo quotidiano, lasciandomi catapultare in una sorta di mondo sospeso che nelle poche pagine dello scritto si trasformava ed arricchiva in modo così repentino da causar quasi le vertigini.

Racconta di Yuko, un giovane ragazzo che nel 1884 ha deciso a diventare un poeta, molto particolare.
Vuole dedicarsi agli haiku e alla neve.
Gli haiku sono delle brevi poesie, di soli tre versi di diciassette sillabe: come delle istantanee pronte a fissare un’immagine, una sensazione.
La neve per lui è poesia pura, qualcosa di impalpabile ma che riesce a mutare la natura delle cose.

Il suo futuro viene ostacolato dal padre monaco.
Tuttavia raggiungono un accordo: potrà comporre solamente un determinato numero di haiku, per soli sei mesi l’anno

La neve possiede cinque caratteristiche principali.
E’ bianca.
Congela la natura e protegge.
Si trasforma continuamente.
E’ sdrucciolevole.
Si muta in acqua.
Quando ne parlò al padre, questi vi trovò solo aspetti negativi, come se la strana passione del figlio per la neve gli rendesse l’inverno più ostile.
“E’ bianca: pertanto è invisibile e non merita di essere.
Congela la natura e la protegge; la superba, chi si crede d’essere per pretendere di rendere statua il mondo?
Si trasforma continuamente; pertanto è infida.
E’ sdrucciolevole; chi mai può provare piacere a cadere sulla neve?
Si muta in acqua; lo fa per meglio inondarci durante il disgelo.”
Yuko, invece, nella sua compagna vedeva cinque caratteristiche diverse,
che appagavano il suo talento artistico.
“E’ bianca. Dunque è una poesia. Una poesia di una
grande purezza.
Congela la natura e la protegge. Dunque è una vernice. La più delicata vernice dell’inverno.
Si trasforma continuamente. Dunque è una calligrafia.
Ci sono diecimila modi per scrivere la parola neve.
E’ sdrucciolevole. Dunque è una danza. Sulla neve ogni uomo può credersi funambolo.
“Per te è tutto questo?” chiese il monaco.
“E ben altro ancora.”
Quella notte il padre di Yuko Akita capì che l’haiku non sarebbe bastato per riempire con la bellezza della neve gli occhi del figlio.

Da qui inizia l’avventura artistica di Yuko.
Viaggerà lontano con la sua fantasia, ma anche fisicamente.
Alla ricerca della perfezione e di un amore, che lo raggiungeranno quando meno se lo aspetta.
Così come sarà il caso a permettergli di cambiare la vita del suo Maestro Soseki: un uomo che regalerà anche al lettore una prospettiva diversa dalla quale osservare la vita che ci scorre intorno

Perché l’amore è l’arte più difficile.
E scrivere, danzare, comporre, dipingere, sono la stessa cosa che amare. Funambolismi.
La cosa più difficile è avanzare senza cadere.

Titolo: Neve
Autore: Femine Maxence
Editore: Bompiani, 42 pagine, 10euro.

Nota: questo libro è parte di una trilogia che comprende anche “Il violino nero” e “L’apicoltore”.
Comin’ soon…