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Buon Natale… in ritardissimo!

“Ma è vita, questa?
Trecentosessantaquattro giorni all’anno il solito tran tran: sempre avanti e indietro dal letto al gabinetto, dal cortile alla cucina, dal giardino alla stalla, dalla stalla alla cucina, dalla cucina al cortile, sempre qui, sempre solo, mai uno svago, mai un momento di relax… E le serate? Sempre a leggere le letterine di quegli insulsi mocciosi, piene di sbagli di ortografia, macchie d’inchiostro, ditate di unto… e tutto questo per passare la notte di Natale al freddo, inzuppato di pioggia e neve, su e giù per centinaia di camini sudici e puzzolenti? No signori, basta! …”

 

 

BabboNatale

Sussurri…

C’è poi una piccola magia, leziosa ed unica.
Quella degli amanti che ancora abbracciati a letto si cercano, si accarezzano e si parlano.
Bisbigliano in modo quasi impercettibile l’uno nell’orecchio dell’altro: l’uno negli occhi dell’altro.
Anche se sono da soli in casa.
Creano una magia lieve di sussurri, sorrisi e parole a metà perché rubate dalle labbra dell’altro.
Frasi che restano imprigionate tra gli archi di Cupido, le lenzuola incollate addosso e la stoffa stropicciata dei guanciali.
Parlano sottovoce gli amanti.
Per non distrarre il Mondo polveroso fuori dalla finestra.
Per non lasciare troppo presto il loro angolo di bene assoluto.
Per non scordarsi di annodare quel filo rosso, elastico e lucido, che unirà i loro respiri anche quando saranno lontani…

(Neve Snowhip, io, 8 ottobre 2014)

 

Coppiaorecchio

 

Il ritorno a casa del single

Adoro viaggiare.
Che sia per puro piacere o meno.
Luoghi lontani o l’angolo a due passi da casa che non avevo mai visto, poco importa: l’entusiamo c’è, ed è ogni volta più intenso.
Ad intristirmi è il ritorno.
Non perché significhi “vacanza finita” o riprendere la routine, ma per ciò che non trovo una volta messi gli stiletti a terra.
Tornare per me è sempre duro.
In stazione resto incantata a guardare le famiglie che si riuniscono, i fidanzati che si riabbracciano, i bambini che corrono tutti storti pur di saltare in braccio ai nonni o agli zii che da tempo non vedono.
Non è tanto questo che mi pesa non avere. Bensì il pensiero costante di non trovare poi nessuno a casa che mi dica “finalmente sei tornata!”.
Così il tragitto con lo zaino in spalla o strusciando il trolley diventa tutto un pensare alla cassetta delle lettere che, colma di bollette e cataloghi, starà per implodere, a rimediare qualcosa per cena, a mangiare da sola davanti al notebook mentre scarico le fotografie.
E sentirmi nelle orecchie quello che mi ripete sempre mio padre: possibile che non riesci a fartene scattare nemmeno una dove ci sia anche tu?
L’unico che sa scuotermi da questa malinconia è uno dei tanti bizzarri abitanti della stazione che io ho ribattezzato Rasputin, per una somiglianza più che evidente.
Sempre in cerca di una sigaretta, ha un modo tutto suo per chiedermele.
“Ciao!!! Che bello rivederti! Mi sei mancata! Tutto bene? Ti sei divertita? Ah, senti…hai mica iniziato a fumare?” .
Mi fa sempre scoppiare a ridere.
Forse anche per questo non ho ripreso col tabagismo…