Archivi categoria: Istantanea

L’Amor fu…

Dediche a Roma, piazza Vittorio.

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Pillola di felicità #8: ottimismo!

Salvato al volo…

Salvare un libro abbandonato in un bar poco prima che un cameriere lo cestini, non ha prezzo.
Soprattutto se è un classicone come questo.
E con uno strampalatissimo Jack Nicholson in copertina…

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Il mio letto e gli Angeli

Su lettu meu est de battoro ispuntones,
battoro Anghelos si bi ponent
duos in pes, duos in cabitta
Nostra Signora a costazu mi istat
E mi narat “Drommi e reposa
No appas paura de mala cosa
Chi già b’est Deus
Narcisu e Matteu, Luca e Giuanne
Su falsu nemigu mai ti ingannet
Cristu vivat, Cristu regnat,
Cristu da ogni male nos defendat…”

Ancora ricordo nonna quando me l’intonava con un filo di voce.
E ritrovarla oggi, quasi per caso, mi ha fatto luccicare gli occhi.
Non poco…

Il mio letto ha quattro angoli, ai quali si appoggiano quattro angeli: due ai piedi, due nella testata.
La Regina sta al mio fianco e mi dice: “dormi e riposa, non aver paura di nulla che c’è Dio, Narciso, Matteo, Luca e Giovanni. Non t’inganni mai il falso nemico. Cristo viva e Cristo regni e ci difenda da ogni male.”

Volare

“Dicevo che mi stavo innamorando da morire.
Ma mi sbagliavo.
Perché per la prima volta in vita mia mi stavo innamorando da volare…”

(dal film “Il valzer del pesce freccia/Arizona dream” di Emir Kusturica)

Il mio primo giorno di scuola

Avevo il grembiulino bianco, con un cagnolino ricamato sulla tasca ed il fiocchettino blu d’ordinanza.
E la cartella di cuoio, ereditata dal mio fratellone.
Io dovevo iniziare la prima elementare, lui la quinta.
Mi teneva strettastretta per mano mentre il Preside, a megafono spianato, iniziava con l’appello per noi matricolette.
(ndr: i cognomi sono di fantasia)

“Classe I A, maestra Carla Lavagna. Primo alunno: Caterina Pastellina…”

Aveva più di cinquant’anni.
Nera guasta con tutte le abbronzature selvagge che si era regalata in vita sua.
E fumava come l’insegnante di Bart Simpson.
Guardo le altre schierate in attesa dei nuovi alunni.
Mi giro verso mia madre e, nel silenzio più religioso, grido:

“Aaaahhhhhhhhh…non la voglio la maestra vecchia!!!”

Una figura di melma da antologia che ha fatto scoppiare a ridere tutti i genitori che si accalcavano con i loro bimbi.
Mamma rideva un po’ meno, povera donna.
Salendo i cinque gradini che mi separavano dall’ingresso la maestra mi accolse con un abbraccio che avrebbe fatto sciogliere chiunque.

E’ venuta a mancare già da una decina d’anni.
Ma se ripenso alla Carla non può che tornarmi in mente l’immenso amore che ci regalava. Non si era mai sposata, non aveva figli e trattava noi come tali: con una dolcezza infinita che si mescolava però alla serietà del suo ruolo.
Aveva un buon profumo la mia maestra.
Era golosissima: aveva lo stesso incanto dello zucchero quando si appoggia sopra i bomboloni caldi, quelli che mangiava ogni mattina.
E del bustone di panmattini che tutti i giorni comprava: uno per ogni suo alunno che non poteva permettersi di fare colazione. Perché io vengo da una città operaia. I miei lavoravano entrambi e stavamo benino, ma c’erano compagni che davvero non avevano mezza lira. E non parlo dell’astuccio di Hulk o della cartella di Barbie: mancavano i soldi per una banale matita di legno. Ed era sempre la maestra che provvedeva di tasca sua, ripetendo ai genitori “Non voglio i soldi indietro: l’importante è che suo figlio studi e mi porti i compiti ben ordinati”.

Alla fine della terza è stata costretta ad andare in pensione.
Lasciando un vuoto grande.
Ma ancora adesso me la vedo col suo bombolone, spezzettato in punta di dita per non inzaccherare i tre anelli che calzava in ogni mano.