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Aspettando l’alba

“Ogni tanto,, a turno, ci regalava una fettina di pane sottile come un’ostia o una patata lessa, ci faceva anche dare una tirata alla sua pipa dove fumava makorka, le nervature delle foglie di tabacco non conciato.
Questo poteva accadere soltanto durante una sosta tra le nove e le nove e un quarto, quando i guardiani facevano merenda, o tra mezzogiorno e l’una quando noi sognavano di mangiare…”

Pochissime pagine.
Un libro piccolo, curato e prezioso.
Cinque brevi racconti in cui Mario Rigoni Stern racconta tanto della sua vita.
La guerra, la prigionia, l’inverno, la neve, l’amore, la fame, il Natale, la nostalgia e la solidarietà tra compagni di sventura.
Righe che sanno di gelo dentro e di come una piccolissima fiammella di fuoco possa dare calore e speranza.
È una lettura intensa, pur occupando solamente poco più di un paio d’ore.
Se come me amate questo autore, sarà un piccolo tassello in più.
Se non lo conoscete è un ottimo primo passo, in punta di piedi, per entrare nel suo mondo.
Titolo: Aspettando l’alba
Autore: Mario Rigoni Stern
Editore: Il Melangolo, 93 pagine, 11euro

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Favole di Natale

“… e il gatto disse: il tesoro dei poveri è l’illusione…”

Anche qui, una piccola raccolta di un autore da me amato.
Cinque favole sul Natale, molto diverse fra loro: dalla magia pura alla miseria, dal sogno alla tradizione della terra d’Abruzzo.
Un registro che si adatta ai diversi momenti, ma li accomuna in una cura per i dettagli: è come se tutto venisse osservato con la dolcezza del vero significato del Natale.

Una menzione speciale va all’introduzione di Lucio D’Arcangelo: ricca e concisa al tempo stesso, ma soprattutto in grado di far conoscere al lettore un D’Annunzio diverso da quello superficialmente noto ai più.
Contribuisce a conferire ulteriore pregio a questa piccola raccolta.
Titolo: Favole di Natale
Autore: Gabriele D’Annunzio
Editore: Solfanelli Editore, 94 pagine, 7euro

Di niente, del mare

Ogni tanto viene qualcuno che ha sentito dire che questo è un paese magico, dove si crede ancora nelle cose irreali, che ci sono personaggi magici.
Qui nessuno crede davvero a queste cose.
Solo i bambini: ma non restano bambini per sempre…”

Lo ammetto.
Ho buttato distrattamente questo libro nel mio carrello virtuale solo perché mi mancava un euro per avere le spese di spedizione gratuite.
Era in lizza con altri.
Ma leggere del mio amato mare nel titolo, e vedere che era edito da Sellerio (ho un feticismo tattile per i loro volumi piccoli e morbidi) ha fatto ricadere la mia scelta su di lui.

Poche pagine, che pensavo di leggere al volo.
Ed invece.
Ho centellinato ogni riga.
Consumato grafite per sottolineare e prendere piccoli appunti.
Riempito post-it a tutto più.

Non è un romanzo.
È il lavoro di un cronista che cerca, parla, ci racconta e lascia che si raccontino i due protagonisti.
Nicola, detto Fricina, un giovane uomo dalla mente di bambino che sogna di diventare il comandante di una nave: osserva il mare con indosso un normale completo da uomo al quale ha attaccato toppe e stemmi per farlo passare come una divisa da Ufficiale di Marina. Sogna anche di donne, sempre bellissime.
E poi Angelo, che vive nella sua baracca piena di quelli che crede tesori portati dal mare, lo stesso mare che ogni tanto si gonfia, diventa cattivo e quella baracca la abbatte e la trascina via. Ed ogni volta, lui la ricostruisce e trova altri tesori. Non è affezionato agli oggetti, e nemmeno alle donne.

Sullo sfondo delle due storie non è presente solo il mare.
Ma anche l’indifferenza delle persone che vivono intorno ai protagonisti.
Indifferenti a loro, se non per canzonarli.
Indifferenti al mondo oltre i loro confini.
Indifferenti al mare, che sfruttano ma non amano.
Titolo: Di niente, del mare
Autore: Paolo Taggi
Editore: Sellerio Editore, 73 pagine, 1,29euro

Il lampo della bocca

“Migliaia d’uomini prima di me,
ed anche più di me carichi d’anni,
Mortalmene ferì
Il lampo d’una bocca.

Questo non è motivo
che attenuerà il soffrire.

Ma se mi guardi con pietà,
e mi parli, si diffonde una musica,
dimentico che brucia la ferita…”
(Giuseppe Ungaretti – Il lampo della bocca)

La délicatesse

“Se ordina un decaffeinato, mi alzo e me ne vado: è la bevanda meno socievole che ci sia.
Un tè, non è molto meglio. Si capisce che passerai le domeniche pomeriggio a guardare la tv. O peggio: dai suoceri…”.
Alla fine si disse che un succo di frutta andava bene. Sì, un succo di frutta è simpatico. E’ socievole e non troppo aggressivo. Si capisce che la ragazza è dolce e equilibrata.
Ma quale succo?
“Meglio scartare i grandi classici: evitiamo la mela o l’arancia, troppo scontati.
Bisogna essere un tantino originali, senza però essere eccentrici. La papaia o la guaiava fanno paura.
Il succo di albicocca è perfetto: se lo sceglie, la sposo…”
“Prendo un succo… un succo di albicocca, credo”, rispose Nathalie.
Lui la guardò: come se fosse un’effrazione della realtà…

La leggenda del coniglio sulla Luna

“Si narra che un povero viandante giunse in un bosco, stanco ed affamato e che qui incontrò una scimmia, una lontra, uno sciacallo ed un coniglio.
Il povero viandante aveva molta fame e chiese loro aiuto; la scimmia si affrettò subito per tutto il bosco a raccogliere la frutta dagli alberi, la lontra si tuffò nel fiume li vicino e procurò dei bei pesci grossi e saporiti, lo sciacallo non sapendo che fare entrò di nascosto in una casa di umani e da lì rubò del cibo.
Tutti portarono qualcosa al povero vecchio, tranne il coniglio, che corse su e giù per il bosco indaffarato ma senza trovare nulla se non un po’ d’erba. Lo sconforto del piccolo animale lo portò a fare una scelta ardita, prese della legna e accese un fuoco e disse al vecchio che non avendo potuto trovare di meglio, si offriva a lui in pasto, e con un balzo si gettò tra le fiamme, donando le sue stesse carni.
Colpito da tanta generosità il viandante si mostrò per colui che era in realtà e cioè la divinità induista Śakra, che colpita da tanta virtù decise di immortalare per sempre l’immagine del coniglio sulla superficie della Luna…”

(La leggenda del coniglio sulla Luna)

Il necessario

“Getta la cianfrusaglia a fiume, amico!
Fa’ che la barca della tua vita sia leggera, carica solo del necessario.
Una casa accogliente e piaceri semplici, un amico o due, degni di questo nome, qualcuno che ti ami e qualcuno che tu ami, un gatto, un cane e un paio di pipe, abbastanza da mangiare, abbastanza per vestire, e un pochino più del sufficiente di roba da bere; perché la sete è una cosa pericolosa.
Vedrai che troverai più facile vogare nella tua barca ed essa non correrà tanto pericolo di rovesciarsi, e se poi si rovescia poco male; poche merci e buone, resistono all’acqua…”

(Jerome K. Jerome)