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L’amore è una compagnia

“L’amore è una compagnia.
Non so più andare solo per le strade,
perché non posso più andar solo.
Un pensiero visibile mi fa camminare più svelto
e veder meno, e nello stesso tempo mi dà piacere di camminare e vedere tutto.

Anche la sua assenza è una cosa che sta con me.
E l’amo tanto che non so come desiderarla.
Se non la vedo, la immagino e sono forte come gli alberi alti.
Ma se la vedo tremo, non so che ne è di ciò che sento nella sua assenza.

In tutto me stesso ogni forza mi abbandona.
Tutta la realtà mi guarda come un girasole con il suo viso nel mezzo…”

(Fernando Pessoa – Poemi di Alberto Caeiro)

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La mia musa

“La mia musa sta all’angolo della via
dà a ciascuno quasi per niente
ciò che io non voglio
quando è allegra
mi regala ciò che vorrei
rare volte l’ho vista allegra.

La mia musa è una suora
nella casa oscura
dietro doppie inferriate
mette presso il suo Diletto
una buona parola per me.

La mia musa lavora in fabbrica
quando ha finito di lavorare
vuol andare a ballare con me
ma io
non finisco mai di lavorare.

La mia musa è vecchia
mi picchia sulle dita
strilla con bocca coriacea
è inutile matto
matto è inutile.

La mia musa è una donna di casa
non biancheria
nell’armadio ha parole
raramente ne apre le ante
e me ne porge una.

La mia musa ha la lebbra
come me
ci baciamo via la neve
dalle labbra
ci dichiariamo immondi.

La mia musa è una tedesca
non mi dà alcuna protezione
solo se mi bagno nel sangue del drago
mi posa la mano sul cuore
così resto vulnerabile…”

(La mia musa – H. Boll)

Imperfezione

“M’hanno sempre attratto le suburre
e le discariche dimenticate da Dio…
Non la pagnotta, ma le croste del pane.
Non le gru, ma le brutte cornacchie.
Le vie
se tortuose
I boschetti
se radi
I visi
non belli
Gli sgabelli
zoppi.
A tutto ciò che è così imperfetto
donerò, da faziosa come sono, la bellezza…
Quello che davvero è bello, certo
non ha bisogno di me per sopravvivere…”

(Tatjana Bek – Imperfezione)

La ghostwriter di Babbo Natale

“Nessuno vuole fare il ghostwriter. Chi ama scrivere vuole fare lo scrittore, chi ama scrivere ma non vuole fare lo scrittore vuole fare l’editor, chi ama scrivere ma non vuole fare né lo scrittore né l’editor vuole fare il giornalista, chi ama scrivere ma non vuole fare nemmeno il giornalista di solito sotto sotto non è nemmeno vero che ama scrivere.
Quel che è certo è che nessuno vuole fare il ghostwriter, detto anche scrittore fantasma, scrittore ombra o, con uno sgradevolissimo ma evocativissimo termine dell’Ottocento, il «negro».
Nessuno sceglie di impegnarsi a scrivere qualcosa sul quale poi metta la firma qualcun altro. Io non è che ami scrivere, cioè, sì, ma non quanto ami leggere.
Scrivere, semplicemente, mi viene naturale, e più di tutto mi viene naturale scrivere imitando il modo in cui scriverebbe un’altra persona. Non me ne frega un accidente di trovare la “mia voce” – che espressione del cavolo: i più dovrebbero semmai trovare il loro silenzio – ma so intonarmi benissimo su quelle degli altri.
Così, be’, facile: la macchina industriale ha bisogno di ghostwriter, io sono una ghostwriter di natura, domanda incontra offerta, ed eccomi qua. Da otto mesi, dunque, il mio mestiere è quello di imitare la voce, il pensiero, l’atteggiamento del finto autore di turno, per confezionargli un libro che sembri scritto da lui e del quale lui vada poi a riscuotere il merito e, soprattutto, i diritti d’autore (mentre io, per la cronaca, mi becco un micragnoso forfait mensile per aver fatto il lavoro sporco e tornare nell’ombra).
È un mestiere di merda. Ma – ma – questa merda mi ha resa libera…”

Una ghostwriter influenzata.
L’inevitabile cena di Natale in famiglia.
Un fragore dall’appartamento al piano di sopra.
Un mistero da risolvere.

Lettura godibilissima, che vi strapperà sorrisi inaspettati.
È un racconto che si legge velocemente.
E potete scaricarlo gratuitamente online dal sito Garzanti o su Amazon.

Titolo: La ghostwriter di Babbo Natale
Autore: Alice Basso
Editore: Garzanti

Aspettando l’alba

“Ogni tanto,, a turno, ci regalava una fettina di pane sottile come un’ostia o una patata lessa, ci faceva anche dare una tirata alla sua pipa dove fumava makorka, le nervature delle foglie di tabacco non conciato.
Questo poteva accadere soltanto durante una sosta tra le nove e le nove e un quarto, quando i guardiani facevano merenda, o tra mezzogiorno e l’una quando noi sognavano di mangiare…”

Pochissime pagine.
Un libro piccolo, curato e prezioso.
Cinque brevi racconti in cui Mario Rigoni Stern racconta tanto della sua vita.
La guerra, la prigionia, l’inverno, la neve, l’amore, la fame, il Natale, la nostalgia e la solidarietà tra compagni di sventura.
Righe che sanno di gelo dentro e di come una piccolissima fiammella di fuoco possa dare calore e speranza.
È una lettura intensa, pur occupando solamente poco più di un paio d’ore.
Se come me amate questo autore, sarà un piccolo tassello in più.
Se non lo conoscete è un ottimo primo passo, in punta di piedi, per entrare nel suo mondo.
Titolo: Aspettando l’alba
Autore: Mario Rigoni Stern
Editore: Il Melangolo, 93 pagine, 11euro

Favole di Natale

“… e il gatto disse: il tesoro dei poveri è l’illusione…”

Anche qui, una piccola raccolta di un autore da me amato.
Cinque favole sul Natale, molto diverse fra loro: dalla magia pura alla miseria, dal sogno alla tradizione della terra d’Abruzzo.
Un registro che si adatta ai diversi momenti, ma li accomuna in una cura per i dettagli: è come se tutto venisse osservato con la dolcezza del vero significato del Natale.

Una menzione speciale va all’introduzione di Lucio D’Arcangelo: ricca e concisa al tempo stesso, ma soprattutto in grado di far conoscere al lettore un D’Annunzio diverso da quello superficialmente noto ai più.
Contribuisce a conferire ulteriore pregio a questa piccola raccolta.
Titolo: Favole di Natale
Autore: Gabriele D’Annunzio
Editore: Solfanelli Editore, 94 pagine, 7euro

Di niente, del mare

Ogni tanto viene qualcuno che ha sentito dire che questo è un paese magico, dove si crede ancora nelle cose irreali, che ci sono personaggi magici.
Qui nessuno crede davvero a queste cose.
Solo i bambini: ma non restano bambini per sempre…”

Lo ammetto.
Ho buttato distrattamente questo libro nel mio carrello virtuale solo perché mi mancava un euro per avere le spese di spedizione gratuite.
Era in lizza con altri.
Ma leggere del mio amato mare nel titolo, e vedere che era edito da Sellerio (ho un feticismo tattile per i loro volumi piccoli e morbidi) ha fatto ricadere la mia scelta su di lui.

Poche pagine, che pensavo di leggere al volo.
Ed invece.
Ho centellinato ogni riga.
Consumato grafite per sottolineare e prendere piccoli appunti.
Riempito post-it a tutto più.

Non è un romanzo.
È il lavoro di un cronista che cerca, parla, ci racconta e lascia che si raccontino i due protagonisti.
Nicola, detto Fricina, un giovane uomo dalla mente di bambino che sogna di diventare il comandante di una nave: osserva il mare con indosso un normale completo da uomo al quale ha attaccato toppe e stemmi per farlo passare come una divisa da Ufficiale di Marina. Sogna anche di donne, sempre bellissime.
E poi Angelo, che vive nella sua baracca piena di quelli che crede tesori portati dal mare, lo stesso mare che ogni tanto si gonfia, diventa cattivo e quella baracca la abbatte e la trascina via. Ed ogni volta, lui la ricostruisce e trova altri tesori. Non è affezionato agli oggetti, e nemmeno alle donne.

Sullo sfondo delle due storie non è presente solo il mare.
Ma anche l’indifferenza delle persone che vivono intorno ai protagonisti.
Indifferenti a loro, se non per canzonarli.
Indifferenti al mondo oltre i loro confini.
Indifferenti al mare, che sfruttano ma non amano.
Titolo: Di niente, del mare
Autore: Paolo Taggi
Editore: Sellerio Editore, 73 pagine, 1,29euro