Archivi categoria: Amarcord

If you wanna break free…

“Io spero che i bambini, mentre ascoltano le mie canzoni o ci ballano sopra, sentano che la vita non è tutta così brutta.
Anche solo per un minuto…”

John Paul Larkin aka Scatman John

33 titoli per 33 anni

Giorni fa pensavo: e se invece di 33 desideri, mettessi nero su bianco i trentatrè titoli che ho più amato fino ad ora?
Di solito, questo genere di quesiti tutti i lettori rispondono: impossibile, ce ne sono così taaanti!
Anche io credo sia così.
Poi mi fermo, raccolgo il fagotto dei ricordi e corro indietro.
E correndo correndo, vi lascio la mia lista disordinata, arruffata e senza un ordine cronologico o di preferenza.

– Pel di carota, di Jules Renald;
– Il vento nei salici, di Kenneth Grahame;
– Il segno rosso del coraggio, di Stepen Crane;
– Niente di nuovo sul fronte occidentale, di Eric M. Remarque;
– Come un’onda che sale e che scende, di William Vollmann;
– Buonanotte Signor Lenin, di Tiziano Terzani;
– Il nuovo bambino, di Marcello Bernardi;
– Mi raccomando: tutti vestiti bene, di David Sedaris;
– La certosa di Parma, di Stendhal;
– Ascoltare la luce: vita e pedagogia di Janusz Korczak, di Dario Arkel;
– Infinite Jest, di David Foster Wallace;
– L’uomo che voleva essere re, di Rudyard Kipling;
– Il pozzo della solitudine, di Radclyffe Hall
– Il lamento di Portnoy, di Philip Roth;
– Libra, di Don DeLillo;
– Borse di viaggio, di Jules Verne;
– E Johnny prese il fucile, di Dalton Trumbo;
– La memoria negli occhi: Boleslaw Matuszewski, un pioniere del cinema, di Giovanni Grazzini;
– Il periplo di Baldassarre, di Amin Maalouf;
– PAO PAO, di Pier Vittorio Tondelli;
– Oscar e la dama in rosa, di Eric-Emmanuel Schmitt;
– Terra e cenere, di Atiq Rahimi;
– I ragazzi della via Pal, di Ferenc Molnar;
– L’uomo che fu giovedì, Gilbert K. Chesterton;
– Un uomo solo, di Christopher Isherwood;
– Il nudo e il morto, di Norman Mailer;
– Il dilemma dell’onnivoro, Michael Pollan;
– Cecità, di Josè Saramago;
– Molto forte, incredibilmente vicino, Jonathan Safran Foer;
– La banalità del male, di Hannah Arendt;
– Il prete giusto, di Nuto Revelli;
– La vita è sogno, di Pedro Calderon de la Barca;
– Un terribile amore per la guerra, di James Hillman.

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Il lupo della steppa

Questa non sarà una vera e propria recensione.
Ma un ricordo, più o meno lontano, che oggi si è riaffacciato grazie a mia nipote e alla sua voglia di autori nuovi.

Curioso come di questa lettura riesca a ricordare tutti i particolari, a quasi diciassette anni di distanza.
Ma a tornarmi in mente non sono soltanto le righe scritte dall’autore.
C’è la svogliatezza che accompagna tutte le letture scolasticamente “obbligate”.
Il caldo, terribile, di quel pomeriggio di luglio ed io che leggo a testa in giù…con le gambe appoggiate a rubare un po’ di fresco al muro.
E la sveglia che lampeggia l’ora: ho finito l’ultima riga alle 3.45 del mattino successivo.

Spero solo che tanti insegnanti suggeriscano ancora oggi questa meraviglia.

La solitudine è indipendenza: l’avevo desiderata e me l’ero conquistata in tanti anni. Era fredda, questo sì, ma era anche silenziosa, meravigliosamente silenziosa e grande come lo spazio freddo e silente nel quale girano gli astri.

Titolo: Il lupo della steppa
Autore: Herman Hesse
Ed: Mondadori, 304 pagine, 9euro (ma ci sono edizioni decisamente più economiche!)

Il Natale di Balente

Ogni volta che dico o scrivo “a Natale non faccio e non voglio ricevere regali” tutti credono che io sia stata generata da una sorta di jam session tra il Grinch, la Strega cattiva dell’Ovest e Mr Scrooge.
Anche se sarebbe accattivante come trittico, non è proprio così.
E nemmeno perché sono tirchia.

Io adoro il Natale.
Così tanto da pensarci già all’inizio di novembre.
Ed il regalo ideale per me sarebbe il buon Bill Nighy nudo, coperto soltanto da una chitarra elettrica e che mi dedica “Christmas is all around“.

Amo il Natale, non tutto il consumismo sfrenato che gli gira intorno.
Amo l’aspetto religioso e quello giocoso.
Amo riempire la casa di decorazioni: comprate (quasi sempre ai mercatini dell’usato), realizzate da me o ereditate.
Amo trovarmi con pochi amici per una bicchierata, e scambiarci gli auguri tra i tintinnii delle tazze in vetro.
Amo la noce moscata dell’eggnog che sale a pizzicarmi il naso.
Amo gli auguri sinceri da parte di chi mi vuole bene, quelli di circostanza non mi interessano.
Amo il panettone a colazione guardando i cartoni animati in tv: ed ogni anno ci sono “Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato” (l’originale con Gene Wilder), “Festa in casa Muppets” e “Kirikù e la Strega Karabà“.
Amo le cartoline di auguri: anche quelle ipertrash che mi manda la tintoria sottocasa.
Amo sfogliare i libri nuovi che mi hanno, o mi sono regalata.
Amo la casa che profuma di arancia e cannella.
Amo guardare la televisione al buio la sera, con l’albero ed il presepe ad illuminare discreti la stanza.
Amo gli sms che ricevo a mezzanotte dagli amici lontani: perché mi fanno sentire come un loro ventricolo. E so che, per quanti chilometri potranno separarci, non sarò mai sola.

Ma ci sono tanti aspetti di questo periodo che detesto.

Esecro le risse tribali nei negozi: ho visto donne far peggio dei primati di “2001: odissea nello Spazio”. Di solito accade per articoli tipo i tubini di lamè argentati. E di solito le signore somigliano a me: degli armadi che camminano.
Esecro i cori gospel: reggo giusto una canzone, poi mi iniziano le visioni mistiche.
Esecro la beneficenza pelosa, elargita per giunta una volta l’anno per lavarsi la coscienza. O l’incoscienza.
Esecro i carrelli stracolmi di cibo: gente che pare non mangi dalla campagna di Russia. E poi cosa comprano? Scatole di voul-au-vent rinsecchiti da riempire con la capricciosa industriale, capesante che di santo han solo il prezzo e decine di panettoni per ogni famiglia.
Esecro i fenomeni che vanno nei centri commerciali coi bambini per prendere i regali e “…portali di la a fare un giro, io intanto che non mi vedono compro i giocattoli”. I bimbi son piccoli, non scemi.
Esecro quegli schifi di Babbi Natale appesi ovunque: dai balconi ai lampioni. Non so a voi, ma alla sottoscritta fanno una tristezza imbarazzante.
Esecro i dietologi da tv che mi comunicano allarmati quante calorie ha un pezzetto di torrone. E poi tornano come condors dopo l’Epifania a consigliare le diete depurative con stampata in faccia l’espressione da “te l’avevo detto…” .
Esecro il regalo utile: è una festa…non regalate alle mamme un tritacarne o un aspirapolvere nuovo. Queste poverette meritano un po’ di leggerezza.
Esecro le stelle comete multicolor con effetto “accendo le luci tipo Studio 54”.
Esecro gli zampognari che fan finta di suonare: muovono le dita e gonfiano le guancine in playback (si, ho visto anche questo).
Esecro gente che non sento da anni e che mi scrive “nonostante tutto, Buon Natale”. Ma nonostante tutto, icchè? Se ci stiamo vicendevolmente sulle balle non è che me ne dimentico nel periodo natalizio.
Esecro i regali obbligatori: da fare e da ricevere.

E qui torniamo in tema col mio post.
Non faccio, e non mi piace ricevere, regali a Natale per tanti motivi.
Uno fra tutti: amo la festa, l’atmosfera…non il consumismo che gira intorno a questo periodo.
Che poi non è nemmeno consumismo.
E’ una vera ansia da prestazione.
Perché bisogna trovare l’idea più bella, spiritosa, originale e sorprendente di tutte.
Ma, giragira, ci si ritrova a comprare sempre le solite boiate.
Carissime, oltretutto, perché in questo periodo le persone sembrano non badare nemmeno ai cartellini o alla qualità degli articoli.
L’importante è arraffare dagli scaffali, impacchettare e consegnare con un sorrisone che si sognano anche le pin ups nelle pubblicità dei dentifrici.
Per questo non compro mai regali per i miei amici.
Ma anche perché mi viene in mente sempre una frase del buon Giacobazzi:

– Ti ho preso un pensierino…
– Ma…non dovevi!
– Ah, tranquillo, mi fa piacere. E poi, oh, è una cazzata…
– Ma se è una cazzata…perché devi regalarla proprio a me?

José Saramago: non un addio, ma ad un buon ritrovarsi

“Il viaggio non finisce mai.
Solo i viaggiatori finiscono.
E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione.
Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero.
Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era.
Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini.
Bisogna ricominciare il viaggio.
Sempre.
Il viaggiatore ritorna subito…”

Titolo: Viaggio in Portogallo
Autore: José Saramago
Ed: Einaudi, 530 pagine, 13euro

Trentadue desideri per trentadue anni…

Si ringrazia la gentile TrentenneOrdinaria .
Tranquilli, avete tempo fino al 30 maggio…

Vi lascio la galleria fotografica in fondo.
Per taglie, colori e quant altro, contattatemi pure via mp ^_^ …

Un caffè comprensivo di lunga chiacchierata con il mio amico più caro.
Un lettore mp3 nuovo…ed un corso che mi insegni come non sedermici più sopra u_u .
Una moka ed una mukka elettriche. Almeno si fan compagnia…
Una tovaglia dai colori più che vivaci.
Un paio di sandali altissimi, ma quasi impalpabili.
Una macchina fotografica seria.
L’iPad…o similaria…
Una tessera per comprare tutti i libri che voglio, per me e da regalare.
Un nuovo cocktail ring.
Un bell’orologio da uomo.
Una borsa nuova, comoda e capiente per i miei viaggi.
Poter raggiungere tutti i miei amici, sparsi per il globo.
L’alba al mare, per respirare l’aria fresca con calma.
Vedere la gente un po’ più sorridente.
Un rossetto rosso.
Tanti, tantissimi tulipani.
Almeno tre lanterne da far volare lontane.
Uno scaldatazza da pc.
Una chiavetta usb un po’ sopra le righe.
Un nuovo portachiavi (li rompo alla velocità della luce).
Una vacanza in un faro.
Un telefono retrò.
Una confezione di miscela per fare le bolle di sapone.
Un anello steampunk.
Dei nuovi occhiali da vista.
Tutti i prodotti della Lush. UK.
Tante moleskine, di tutte le forme, da riempire con i miei scarabocchi.
Una valigetta di colori, di tutti i tipi e consistenze.
Avere il coraggio di recensire le mie letture su YouTube.
Diventare Oblomov, almeno per due giorni.
Essere capace di sorridere sempre.
Realizzare il “Kiki Tea Tour” !

I Jeffersons

Alzi la mano chi non ha mai cantato questa sigla da piccolo…

Well we’re Movin’ on Up! (Movin’ on Up!)
To the east side! (Movin’ on Up!)
To a dee-luxe apartment in the sky…
We’re movin’ on up! (Movin’ on Up!)
To the east side! (Movin’ on Up!)
We’ve finally got a piece of the pie!

Fish don’t fry in the kitchen,
Beans don’t burn on the grill.
Took a whole lotta tryin’
Just to get up that hill.
Now we’re up in the big leagues,
Gettin’ our turn at bat!
As long as we live,
It’s you and me, baby!
There ain’t nothin’ wrong with that!

Hooray, We’re Movin’ on Up! (Movin’ on Up!)
To the east side! (Movin’ on Up!)
To a dee-luxe apartment in the sky…
We’re movin’ on up! (Movin’ on Up!)
To the east side! (Movin’ on Up!)
We’ve finally got a piece of the pie!