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Indignatevi!

Comprato sull’onda degli articoli letti.
Ecco.
Meglio sarebbe stato fermarsi a quelli.
Tanti, troppi luoghi comuni e critiche esclusivamente a senso unico, con una divisione netta e ferma tra buoni e cattivi.
Non è così che è andata ed andrà la Storia.
Ed è un male tentare di propinarla così alle nuove generazioni.
Non ne faccio un discorso di colore politico, di bandiera: ma ci sono altri scrittori che, per fortuna, ci hanno lasciato scritti impagabili per farci ragionare ed indignare sul serio.
Cinque euro per un articolo fazioso e pieno di livore.
Evitabilissimo.

Titolo: Indignatevi!
Autore: Stéphane Hessel
Edizioni: ADD, 64 pagine, 5euro.

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Operazione Jadewa

Avete anche voi una wish-list di letture?
Bene.
Grazie alla mia ho incrociato il romanzo di Marco Catana.
Ho un quaderno sul quale riporto i titoli di libri che possono interessarmi: consigli colti al volo in tv, riviste e quotidiani.
Poi, quando raccimolo abbastanza copechi per un ordine consistente ritorno sui vari siti di vendita libri e compilo la mia commessa.
Quando scegliete di visionare un titolo a fondo pagina c’è sempre una sezione fonte per me di inaspettate scoperte “Chi ha acquistato questo libro ha letto anche…” .
Ed è così che sono arrivata ad “Operazione Jadewa”.
A dire la verità spesso rifuggo da scritti di questo tipo: troppe volte mi sono ritrovata tra le dita delle pagine cariche di una melassa stucchevole ed pindarica.
“Normalmente disponibile in tre settimane”.
Troppo.
Mi rivolgo alla casa editrice, ed in due giorni è a casa mia.

Come da prefazione, quello di Catana è un vero e proprio romanzo d’azione

[…] una profonda riflessione sul mondo e sugli uomini, sulle differenze culturali che ci dividono e ci uniscono al di là delle frontiere politiche.

Sin dalle prime righe si capisce come l’autore conosca molto più che a fondo la tematica del racconto.
Alcuni lo paragonano ad Andy McNab, che anche io leggo sempre con piacere.
E non posso che confermare: sia per i particolari sulle tecniche di attacco e difesa che per le sfumature delle due religioni con le quali convive.
Tuttavia penso che Catana abbia una sensibilità più accentuata e ricca.
E tutto questo si ritrova nello stile di scrittura: i registri sono eterogenei, e vanno ad accomodarsi nei vari scenari che fanno da cornici alla narrazione.
Ad scortarli due linee rosse, sottilissime ma ben marcate.
Da una parte abbiamo la Fede: solida e prezioso cemento per le azioni dell’uomo.
Dall’altra il flusso di adrenalina che spinge ulteriormente il valore del soldato.

Il protagonista è un agente speciale italiano che troviamo in un campo di addestramento sperso in una polverosa e proibitiva porzione di terra afghana, sporco e stanco per il lungo ed arduo addestramento imposto dai suoi carcerieri.
Il motivo è semplice: sequestrare militari occidentali, trattenerli a lungo ed inculcare a forza nelle loro menti sia i dettami delle organizzazioni terroristiche (col pilastro fondamentale della religione islamica) che l’odio verso il loro Paese d’origine (che li ha abbandonati al proprio destino).
Ha superato prove fisiche impossibili, così come ore di insegnamenti per acquisire ogni minimo dettaglio riguardante la cultura ed il culto del territorio che da due anni lo sta ospitando. Questo ha fatto di lui uno dei migliori elementi, a detta del Capo:

Per questo tuo incarico non sarai elevato a Shahid. Non possiamo perderti, quindi niente missioni in cui sacrificherai la tua vita. Almeno per ora.
La settimana scorsa mi sono recato in Iran dove ho ricevuto delle direttive molto precise su come utilizzarti: una missione per screditare il Vaticano, un piano che potrebbe stravolgere il corso della storia occidentale.

Di questo disegno non vi scoprirò alcun particolare.
Perché è così ben articolato, descritto e congeniato che sarebbe un scellerato anche solo accennarne.
Ed è un qualcosa di così incredibile da lasciare di stucco lo stesso agente:

Parlammo delle armi e delle varie tecniche che pensava di utilizzare per colpire l’occidente.
In realtà sembravano più racconti di fantasia usciti dalla mente di un formidabile vignettista, piuttosto che attacchi concreti che potevano realizzarsi.

Da qui riprende il viaggio a ritroso che lo farà tornare in Europa.
Con la paura di poter essere nuovamente ceduto od ucciso.
Con lo stream of consciousness che accompagna le lunghissime ore del viaggio incappucciato.
Con Fede, Speranza ed Amore come pilastri sui quali appoggiare il senso della propria vita.

Su queste basi macina chilometri, stanchezza ed ore passate in solitudine nelle camere d’albergo.
Ed è proprio quando cerca di abbandonarsi al riposo che Catana ci regala le pagine più belle di tutto il romanzo.
Tuffi a quello che ha vissuto nel passato, che fanno sobbalzare il cuore del protagonista mentre permettono al lettore di vivere la sua fatica, assaporare quel povero cibo dal gusto a volte inesistente, di patire la sete che lo accompagnava negli allenamenti.
Ma anche di incantarsi davanti ad un tramonto nel deserto o l‘alba blu profondo di una città europea.
Di afferrare due occhi dolcissimi che ci guardano.
Di respirare insieme a lui sotto i comandi decisi ma posati del dottor Franco.

Accattivanti i cambi di ritmo.
Non sono mai monocolore: ed in questo mi ricordano il simbolo dello ying e dello yang. Una parte nera con un punto di bianco, una sezione bianca con un punto di nero.
Le situazioni di riposo sono sempre mantenute in tono dalla preoccupazione e dall’adrenalina per la missione. Perché spesso la calma può nascondere i peggiori inganni.
E le azioni in solitaria o in gruppo non sono mai una corsa a perdifiato carica di adrenalina per gigioneggiare col lettore.
C’è la mano del professionista: sa che la calma in certe situazioni può salvarti la pelle. Ed è con pazienza, sangue freddo e rapidità che permette ai nostri occhi di viaggiare veloci, paralleli ai suoi, facendoli muovere spediti tra le pagine che sembrano quasi inesistenti grazie all’attrattiva e all’eleganza della narrazione.

Una volta letta l’ultima pagina di questo libro quel che rimane è un’emozione assoluta pensando ai tanti agenti (uomini e donne) che ogni giorno lavorano negli ingranaggi dell’orologio piuttosto che come firma sul quadrante, senza foto sui giornali, senza troppi riconoscimenti pubblici ma con l’orgoglio puro che è dentro di loro.

Ed un mio pensiero è volato oltre il mare, le due e le montagne, fino ad arrivare ad un volto che ne rappresenta milioni, la giovane Jasmine

…che non aveva nemmeno il diritto di poter piangere tranquillamente…

Titolo: Operazione Jadewa
Autore: Marco Catana
Ed: Kimerik, 198 pagine, 14,50 euro.

Il lupo della steppa

Questa non sarà una vera e propria recensione.
Ma un ricordo, più o meno lontano, che oggi si è riaffacciato grazie a mia nipote e alla sua voglia di autori nuovi.

Curioso come di questa lettura riesca a ricordare tutti i particolari, a quasi diciassette anni di distanza.
Ma a tornarmi in mente non sono soltanto le righe scritte dall’autore.
C’è la svogliatezza che accompagna tutte le letture scolasticamente “obbligate”.
Il caldo, terribile, di quel pomeriggio di luglio ed io che leggo a testa in giù…con le gambe appoggiate a rubare un po’ di fresco al muro.
E la sveglia che lampeggia l’ora: ho finito l’ultima riga alle 3.45 del mattino successivo.

Spero solo che tanti insegnanti suggeriscano ancora oggi questa meraviglia.

La solitudine è indipendenza: l’avevo desiderata e me l’ero conquistata in tanti anni. Era fredda, questo sì, ma era anche silenziosa, meravigliosamente silenziosa e grande come lo spazio freddo e silente nel quale girano gli astri.

Titolo: Il lupo della steppa
Autore: Herman Hesse
Ed: Mondadori, 304 pagine, 9euro (ma ci sono edizioni decisamente più economiche!)

E’ nata una star?

Per una buona parte degli estimatori di Nick Hornby questo lavoro è stato una delusione.
Io rientro gigioneggiamente tra coloro che a fine lettura hanno alzato entrambi i pollici in segno di esultanza.
Ognuno di noi ha vicini di casa impiccioni.
Mai quanto la madre del giovane Mark: un bel giorno si vede recapitare un film porno, che ha come protagonista proprio il figlio.
La reazione potete intuirla.

Ma avrei potuto fargli osservare che, quando arriva il giorno che ti sconvolge la vita, di solito mica te lo aspettavi. Io ho passato quasi la metà dei miei anni ad aspettarmi il peggio. E non è mai arrivato. Ma il giorno che arriverà, mi lascerà secca lo stesso.

Sbigottimento, incredulità, rabbia.
Tutti si unisce ad una domanda: come affrontare il problema con lui ed il resto della famiglia?
Ed il resto lo lascio alla vostra lettura.
E’ un racconto lungo da gustarsi tutto d’un fiato.

La bellezza di questo lavoro di Hornby è, a mio avviso, proprio nella lunghezza contenuta.
In poche pagine passa ogni tipo di sentimento.
Proprio come succede nelle litigate quotidiane in famiglia: si litiga, magari non ci si parla per qualche ora, e poi si cerca di trovare una soluzione.
Che non è mai immediata.
Perché quando si tenta di sistemare le cose si viene distratti da mille svolazzi laterali, che sembrano arrivare apposta: quasi per legare passato e presente.
Ed è in questo annodare continuo che ci si ferma per un attimo a far raffreddare cervello e pensieri.
Solo allora si può discernere serenamente su quali possano essere i problemi, e quali invece gli incidenti di percorso da lasciarsi alle spalle. Dolorosi o lievi che siano

Con l’età, i ricordi belli e quelli brutti sembrano un po’ la stessa cosa. In fondo sono solo emozioni. E le emozioni fanno sempre piangere.

Per assurdo, vi ritroverete anche a sorridere perché

Se pensi che una cosa, presa per il verso giusto, possa essere divertente, beh, allora prendila per il verso giusto.

Titolo: E’ nata una star?
Autore: Nick Hornby
Editore: Guanda, 73 pagine, 10euro.

Sculacciando la cameriera

Premessa: da sempre divoro i libri di Coover, e mai ne sono rimasta delusa.

“Sculacciando la cameriera” è un racconto lungo, con due soli protagonisti.
L’attempato padrone di casa e la giovane cameriera.
Ed anche i luoghi sono sostanzialmente due: la camera da letto ed il bagno.
Con l’aggiunta, sporadica ma preziosa, del giardino.
Non vi racconto la storia: è di una brevità così perfetta che vi rovinerei la lettura.
Però posso anticiparvi cosa vi aspetta.

Vivere, nel pieno senso della parola, non significa meramente esistere o sussistere, ma darsi, dedicarsi interamente: a qualche altro scopo, agli altri, a una missione sociale, alla vita stessa oltre il guscio dell’ego…

Una storia cupa, ma non tetra.
Parole non dette e pensieri che si aggrovigliano, per abbracciarsi.
La struttura a labirinto circolare: dove i protagonisti vivono ogni giorno identico (o quasi…) al precedente, anche nei contenuti dei dialoghi.
Che poi dialoghi non sono: ma monologhi che si avvicinano.
Sesso, deviazioni, bdsm: nulla viene celato, ma tutto è reso con intrigo ed il giusto velo di mistero, senza cadere mai nel trivio e nella volgarità.
Breve, asciutto ed essenziale.
Come una stoccata ben assestata.

Titolo: Sculacciando la cameriera
Autore: Robert Coover
Editore: Guanda, 72 pagine, 6euro.

La libraia di Orvieto

Ho una vera mania per i libri che parlano di libri.
Forse anche per questo, dopo le feste natalizie, mi son vista arrivare fra le mani questo romanzo.

Spesso dietro un protagonista irritante ho trovato un racconto splendido.
Ma non in questo caso.
Uno dei libri più brutti ed insignificanti mai letti.
E non sono una reader con la puzza sotto il naso: leggo anche titoli inverecondi.
Mentre scorrevo le pagine la domanda che mi ponevo era: perché pubblicare una roba simile?
Storia senza nerbo, ritmo zero, scrittura sciapa.
Viene presentato come un giallo.
Insommainsommainsomma.
Monocolore lo è sicuramente, ma sul giallo ho i miei dubbi…
Peccato: con una lunghezza inferiore ed il polso più fermo si sarebbe ottenuto un buon prodotto.
Ricevuto in regalo.
Mi spiace solamente per chi ha sprecato i soldi in libreria.

Titolo: La libraia di Orvieto
Autore: Valentina Pattavina
Ed: Fanucci, 244 pagine, 16euro.

La baracca dei tristi piaceri

La critica che si muove più spesso ad Helga Schneider riguarda i tanti svolazzi laterali presenti nei suoi scritti.
E ci si dimentica che questa donna ha vissuto in nazifascismo sulla sua pelle.
E, soprattutto, che ha deciso di scriverne romanzi, non autobiografie.
Lo stile può piacere o meno, ma sostenere che usi la Memoria per raccontare la sua storia in modo inverosimile mi pare inaccettabile.

“La baracca dei tristi piaceri” racconta di un argomento che, spesso, viene ritenuto marginale quando si tratta il tema dei campi di concentramento nazisti.

Nel 1943 Himmler prese la fulminante decisione di far allestire dei bordelli nei più grandi campi di concentramento. Quello di Buchenwald fu chiamato ipocritamente Sonderbau, ‘edificio speciale’. La sua costruzione schizzò in cima alle priorità del campo a scapito dell’allargamento del Revier, l’infermeria.
Le donne destinate al bordello furono per la maggior parte reclutate nel lager femminile di Ravensbrück, dove si sceglievano le prigioniere più giovani e quelle ancora sufficientemente presentabili, nei limiti del possibile.
Appena terminato, il Sonderbau ottenne un immediato successo e i prigionieri-clienti accorsero numerosi.
In un primo tempo la frequentazione dei bordelli nei lager era vietata alle SS, agli ebrei, ai Sinti e Rom e ai prigionieri sovietici; per gli altri vigevano regole di ferro.
Prima di presentarsi i candidati dovevano passare in infermeria per fare una doccia e sottoporsi a una visita di controllo. Che, naturalmente, visto il frettoloso esame, spesso non era in grado di rilevare malattie veneree in corso.

L’inizio e la spina centrale del romanzo non mi hanno entusiasmata.
Storia un po’ ritrita: una giornalista che si lancia nella scrittura di romanzi. Dopo il primo successo è in crisi nera perché ha una sorta di “panico da foglio bianco”.
Durante una sua puntata lavorativa a Berlino conosce una donna, decisamente eccentrica, che dopo vari tentennamenti decide di raccontarle la sua storia.
Frau Kiesel è un’anziana vedova, che racchiude nella sua vita degli anni realmente terrificanti.
Il primo grande amore della sua vita, Uwe, proveniva da un’ottima famiglia. Dove la madre era cattolica ed il padre mezzo ebreo, non praticante e non appartenente alla comunità ebraica.
I genitori di Helga appena seppero del ragazzo la ripudiarono, cacciandola di casa con tutto l’ottuso odio dei filonazisti dell’epoca.
Venne accolta dalla famiglia del fidanzato, che godeva ancora di qualche privilegio.
Ma i vantaggi e le leggi in quel periodo cambiavano anche nel giro di poche ore: vennero tutti arrestati.
Helga compresa: nonostante fosse tedesca, venne considerata una “Judenhure”, una puttana ebrea.
Del fidanzato non seppe più nulla, mentre per lei si spalancarono le porte del campo di concentramento.
E qui la decisione più importante della sua vita: prostituirsi ed avere condizioni di vita umane, piuttosto che vivere pressata in baracche luride e maleodoranti insieme a decide di altri corpi ormai alla soglia della follia.

Oltre al tema della prostituzione, l’autrice ne incorpora un altro. Altrettanto grave.
L’idea che ha portato Himmler ad istituire i bordelli nei campi di concentramento non fu dettata tanto dal consentire uno svago ai prigionieri, ma ad arginare l’omosessualità dilagante tra i prigionieri.
E le due realtà si compenetrano quando

Un giorno dell’estate del 1944 arrivò a Buchenwald un medico, psichiatra e sedicente ricercatore, un maledetto danese, che su ordine di Himmler avrebbe compiuto un certo esperimento su cavie scelte al campo. Questo pazzo era convinto di poter guarire l’omosessualità. Dico ‘guarire’ perché la considerava una malattia.

E la prova del nove per decretare la guarigione del “paziente” era, appunto, l’incontro con una prostituta.

Come si vede i temi scelti sono densi, importanti e da maneggiare con estrema cura.
Purtroppo in questo romanzo ho trovato un po’ troppi svolazzi laterali ed eccessive fioriture che hanno appesantito lo scorrere delle pagine.
Tuttavia, è una lettura che consiglio per due motivi.
Non scade mai nel volgare e nel torbido più becero.
Non è eccessivamente lungo: oltre ad avere la possibilità di finirlo agevolmente ha il pregio di non descrivere i due punti cardine in modo minuzioso. Questo permette, a chi fosse interessato, di approfondirli in modo più tecnico ricollegandosi a varie fonti storiche.

Titolo: La baracca dei tristi piaceri
Autore: Helga Schneider
Edizioni: Salani, 205 pagine, 14euro.