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Gian Maria Volonté – Il lavoro d’attore

“Non entro e non esco dal personaggio.
Mi metto lì, con tanti materiali e tante cose.
Calarsi o non calarsi sono luoghi comuni, non esiste secondo me una tecnica unica, precisa.
Si può interpretare un personaggio in totale immersione, ma anche al contrario.
Diderot sostiene che l’attore mentre comunica allo spettatore una grande emozione, esplorando i territori inquietanti della tragedia, magari pensa alla trattoria dove andrà a mangiare dopo lo spettacolo.
Questo è un paradosso, io so bene quali percorsi faccio, però ho sempre un fondo di scetticismo nel parlarne, perché so bene che in questo paese tutti pensano che si può essere attori in qualsiasi momento, e invece non è vero.
Sono discipline che richiedono frequentazione.
John Travolta non è uno preso a caso dal Piper e messo in “Saturday Night Fever”, ha alle spalle una grandissima professionalità che richiede otto-dieci ore di lavoro al giorno.
Ora dirvi come si svolgono le mie otto-dieci ore di lavoro al giorno, qui a questo tavolo, con i miei quadernetti, la mia pazienza, il mio riflettere, il mio dedicarmi alla documentazione… mi sembra imbarazzante…”

Questo pensiero di Gian Maria Volonté, ed il sottotitolo del volume danno già l’idea precisa di cosa e quanto troverete tra le pagine.
Una ricostruzione acuta e precisa del percorso di formazione, studio continuo, perfezionamento progressivo del lavoro di un attore unico e straordinario.
Non aspettatevi una biografia pettegola: la vita privata di Volonté e dei suoi affetti è tenuta lontana, in quel modo premuroso col quale si custodiscono i beni più preziosi.
Deriu ha giustamente puntato tutto sulla parola chiave: lavoro.
Oltre alle tecniche ed allo studio utilizzati dall’attore, le pagine si snodano tra la storia del Teatro e quella del Cinema: autori, attori, critici ed analisti.
E non è uno di quei testi che durante i miei studi mi sono capitati spesso sotto gli occhi: quelli che io chiamo “elenchi del telefono”, visto che si limitano ad appiccicare nomi e nozioni senza troppa cura.
Non è un libro che si legge velocemente proprio perché è così denso da spingere a riflettere, ed a riflettere in modo nuovo: senza avere la sensazione del giàvistogiàsentito.
L’autore ha dato corpo e respiro nuovi allo studio di una vita oltre la pellicola.
Titolo: Gian Maria Volonté – Il lavoro d’attore
Autore: Fabrizio Deriu
Editore: Bulzoni Editore, 454 pagine, 34euro

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Il ragazzo con la ferita all’occhio

Strana lettura questa.
Un piccolo romanzo di formazione.
Sullo studio e la professione del protagonista, esperto in oculistica.

Ma non mi ha catturata.
E’ sia scritto che tradotto molto bene.
Su questo nulla di segnalare.

Credo però che avrebbe meritato un respiro maggiore.
Più pagine, più approfondimento, più cura.
L’ho trovato molto frettoloso.
Tante cose da dire, estremamente interessanti, ma poco spazio e tempo a disposizione.
Non è una lettura a perdifiato.
E’ come quando si sbaglia strada, e ci si ferma in modo spezzettato per ritrovar la via.
E le paginette sulla storia d’Irlanda rendono ancor più confusionario il tutto.

E dire che gli altri racconti dell’autore mi erano piaciuti: parecchio.

“Il ragazzo con la ferita all’occhio”
di Ronan Sheehan
edizione Sellerio Editore, 76 pagine, 6.20euro

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Il ruggito della mamma tigre

Amy Chua, professoressa di Legge a Yale, difende gli obiettivi e i metodi educativi delle madri cinesi: pretendere il meglio dai figli e usare punizioni severe.
Una sfida alla presunta superiorità dell’educazione occidentale che ha diviso l’opinione pubblica statunitense.
L’inchiesta del Time.

Opinione personale.
Gli americani si scandalizzano: evidentemente non conoscono mia madre u_u …