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Affogò. Perché si vergognava a gridare aiuto…

Bella frase.
Se i neuroni non mi fan cilecca era di Marchesi.
Ricordo di averla letta tanti anni fa.
Ne avrò avuti sedici o diciassette.
Letta sui muri della stazione di Casale Monferrato.
Andavo li tre pomeriggi a settimana per far giocare e portare a spasso gli ospiti dell’ANFFAS.
Come mai mi è tornata in mente?
L’ho trovata come appunto su un vecchio segnalibro.
Ero nella mia fase shabby-chic: li ritagliavo…hai presente quel cartoncino bianco ghiaccio che tiene in forma la camicia nuova nella scatola?
Li usavo soprattutto per appuntarci le prime cose che mi ronzavano in mente.
Ho ritrovato questo ieri, in una copia di “A room of one’s own” .
Lessi le prime pagine e lo abbandonai a se stesso.
L’ho ripreso, e lo stavo scorrendo anche poco prima della tua telefonata di oggi.
E mi ha divertito pensare come in realtà non mi interessi una cameratuttaperme per leggere, scrivere, studiare, pensare o riflettere. Sarà perché vivo sola da tanti anni, sarà perché fisso meglio le idee quando sono fuori.
La camera è lo spazio che creo intorno a me quando sono fuori.
Una sorta di scafandro che mi permette di stare in mezzo a tutti, ma senza che alcuno invada il mio spazio…anche se, per fortuna, qualcosa di bello e qualcosa di brutto filtrano sempre.
Ed è allora che scrivo.
Si: se girando per Roma vedi una al supermercato che si ferma, sfodera penna e taccuino, mettendosi a scrivere e rimanendo in equilibrio tra Sofficini e Bastoncini Findus…sarò io.

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