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La cena

“Ma c’era qualcosa, un che di diverso, come in una camera da cui in tua assenza qualcuno ha fatto sparire tutti i fiori: un cambiamento che inizialmente non si nota, fin quando non vedi spuntare gli steli da sotto il coperchio della pattumiera…”

Un romanzo non semplice.
Teso, orribilmente teso: anche nelle pagine più tenere, nei gesti colmi di amore, c’è sempre inquietudine.
Leggendo è naturale domandarsi più volte: fin dove i genitori siano disposti ad arrivare per difendere i figli, e quanto il loro percorso sia per salvare gli eredi oppure per salvare il loro ruolo.
Due fratelli e le rispettive mogli tentano di parlare.
I figli hanno ucciso una senzatetto, il filmato della loro azione sono ovunque ma nessuno li ha individuati: la scelta è tra denunciarli alla polizia, oppure tacere, aspettare che qualche disgrazia maggiore vada ad occupare telegiornali e trasmissioni di approfondimento, che quella donna venga dimenticata.
Paul è la nostra guida nella narrazione, che di continuo mescola salti tra passato e presente, passando per stanze di ospedale, aule, la casa in disordine ed il disagio anche fisico di quella cena obbligata.

Koch è dotato di un’intensità narrativa magistrale: difficile staccarsi dalle pagine quando descrive i danni di un pestaggio, così come durante le lunghe spiegazioni dei piatti sciorinate da un borioso maître.
Noia, angoscia, dolore, sfiducia, sorrisi beffardi e paura che nasconde un coraggio inaspettato.
Tutti ingranaggi di un romanzo perfetto.

Titolo: La cena
Autore: Herman Koch
Editore: Neri Pozza, 255 pagine, 9euro

Cambiamento

Tra quel che è passato e quel che sta per arrivare c’è davvero da essere poco allegri, oltre a brasare tutte le ciarle da bar che si sentono in giro (a tutti i livelli). Ieri ad udire i nomi di Prodi, Dini e compagnia giurassica mi stavo per sparare in uno stinco. Dovremmo ambire al nuovo che avanza, non di nuovo a chi è avanzato. E faccio valere questo discorso per tutti: destra, sinistra, centro, cattolici, atei, agnostici, saltacarristi, cerchiobottisti e spandimerda vari ed eventuali.

Vengo via con te?

La domanda di questi giorni è: ma se “Vieni via con me” fosse stato messo in piedi sulle reti Mediaset, capovolgendo la matita bicolore dalla parte blu, cosa sarebbe successo?

Io, personalmente, non so darmi una risposta.
Perché rifiuto di accodarmi al gregge che sentenzia: ai comunisti tutto è permesso, l’avessimo fatto noi…apriti Cielo!
Il fulcro è: ci sarebbero stati giornalisti, attori ed opinionisti disposti a mettersi seriamente in gioco?
(perdonate il ritrito ossimoro)
Esponendosi a muso duro.
Senza fare i giullari di corte.
Evitando le mezze frasi, le cose non dette lasciate a decantare dove solo pochi vanno poi a ripescarle.
Sottraendosi ai nuovi movimenti che escono come le lumache dopo la pioggia: e poi si rivelano dei semplici peracottari che copiano quasi per intero i comizi che gli avversari han tenuto anni prima.
E manca solo che sentenzino come Luttazzi: erano citazioni…

Sono convinta che nel mio Paese esistano, in ambo gli schieramenti, politici ed intellettuali che siano capaci, competenti e propositivi.
Il problema è che per trovarli e per sentirli, tocca scavare.
Spostare tutte le inutilità e le chiacchiere che altri usano come isolante per provare a non farci comprendere e per non far emergere chi vuole farsi alzare la sua voce oltre il coro.

Di qualunque colore e schieramento si possa essere, l’importante è: non stancarsi mai di scavare.
Anche a costo di farlo con i denti.