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Gay Talese

Ho letto con grande piacere l’ intervista che l’amico Stefano Ciavatta ha realizzato con Gay Talese.
Consiglio vivamente la lettura.
Non solo perché troverete un articolo scritto da una penna più che felice.
Ma avrete anche la possibilità di conoscere un autore eccezionale, che ho conosciuto pochi anni fa e che mi sono goduta nella raccolta che vi consiglio qui di seguito.
Un’ottima lettura, per incontrare un giornalista di razza.

Titolo: Frank Sinatra ha il raffreddore. Ritratti e incontri
Autore: Gay Talese
Editore: B.U.R. , 314 pagine, 11,90 euro.

J.R. passa il testimone a Ruby

Trenta anni dopo, un flash riassume la parabola (non solo) mediatica berlusconiana. Nella stessa foto ci sono Larry Hagman, il cattivo J.R. di Dallas sotto braccio a Kharima el Mahroug, meglio conosciuta come Ruby Rubacuori. Non crede ai suoi occhi Roberto D’Agostino, già dee-jay mattatore al Titan e giornalista all’Espresso, che nell’antica arboristeria di Quelli della Notte ha inventato l’edonismo reaganiano e, con la complicità del fotocronista Umberto Pizzi da Zagarolo, ha fatto di Dagospia lo studio 54 della Seconda Repubblica. Guarda le foto del ballo delle debuttanti all’Opera di Vienna e ammette che sì, con questa foto si è chiuso un cerchio: «J.R passa il testimone a Ruby». La realtà si mescola alla fiction e tutto si tiene nel nome del Biscione.

Il gran ballo organizzato da Lugner cosa è, la secessione viennese del Cafonal?
Il ballo delle debuttanti è il Cafonal dei cafonal, si potrebbe dire: dalla Sarcher alla Sorcher torte. Ruby e J.R., con questo imprenditore viennese porcone di 78 anni. Una spremuta di starlette, tutto pieno di doppi-sensi. Come Dallas, che altro è, se non un invito a darla.

Ma non è stato il programma di culto che ha dato identità a Canale 5 e alla tv commerciale?
Certo, Dallas è stato il telefilm grazie alla quale il Cavaliere ha inventato la strada della tv commerciale. La Rai cattolica non lo voleva. Sapeva benissimo che andava a minare le fondamenta della famiglia cristiana. Berlusconi è stato abile a inserirsi, si prese, tra l’altro, anche i soldi delle pubblicità delle multinazionali americane che avevano il desiderio di aprire un mercato in Europa. La forza di Canale 5 si basa su questo telefilm.

Quella saga marchiò a fuoco la stagione del lusso, del sesso facile, delle bambine chiamate Sue Ellen.
Consumismo, soldi, divorzi. I modelli proposti da Dallas non andavano bene per la Rai. Berlusconi, come prima di lui anche Bernabei, conosce le potenzialità del mezzo televisivo. E sa che la tv è un mezzo formidabile di propaganda. Con la tv commerciale è riuscito a proporre un modello di vita, come è stato bravo a capire, e a sfruttare, l’importanza delle fasce del mattino e del pomeriggio. La sera, infatti, quando cominciano le trasmissioni politiche, Ballarò e Annozero, i giochi sono già fatti. Quelle trasmissioni non hanno alcuno scopo, servono solo a convincere i già convinti.

Abito dorato, vistosa scollatura, unghie laccate di rosso. L’ha vista Ruby?
Una Pretty woman al suo massimo splendore.

Una ninfetta tamarra?
È la sorca assassina, una Marlene Dietrich da bunga bunga con un fascino luciferino.

Il ballo delle debuttanti è stato il volo su Vienna del cattivo gusto?
Dal grottesco delle feste de noantri al cafonal animal. È una immagine rivoltante che dà questo ballo viennese, questi vecchi lumaconi, laidi, pieni di rughe. Il re del calcestruzzo arrapatissimo, J.R. con il cappellone e lo smoking, Bob Geldolf che pensa di avere una chance visto che a Ruby piacciono gli anziani. Il messaggio è ancora più deleterio. Dalla Principessa Sissi a un b-movie ultra-trash. Mancano solo le scoregge di Bombolo. È la vittoria di Ruby, non c’è nulla da fare, vincono le mutande pazze.

Come il titolo del suo primo e unico film. “Marchette, morti di fama”, un finto Tinto Brass. Quando lo ha girato nel ’92 se lo immaginava così il futuro?
Quando l’ho girato mi sembrava già finito un ciclo. Quel ciclo era iniziato nel 1979 quando irrompe sulla scena una cantante, bona come il pane, che si chiama Viola Valentino, vende 500mila copie grazie a un 45 giri, e a una canzone: «Comprami. Io sono in vendita/ E non mi credere irraggiungibile». Bene, questi versi sono la lapide sugli anni Settanta e sul femminismo. Nel 1990 doveva essere la fine di questo ciclo che si era aperto alla fine dei Settanta. Ma più che un ciclo era un triciclo che ha continuato a correre nella prateria della guerra del sesso. Si potrebbe scrivere una storia del potere attraverso le camera da letto.

Molti sostengono che l’estetica di forza gnocca sia nata con il “Drive In”. È d’accordo?
È una fregnaccia. Come quelli che dicono che è tutta colpa di Berlusconi. Ma Berlusconi è l’effetto mica la causa. La verità è che alcuni avevano capito negli anni Ottanta prima di altri che un certo tipo di donna rannicchiata, con i capelli ricci, gli zoccoli olandesi, antisesso, punitiva non interessava più nessuno perché il tempo delle ideologie era finito.

E le maggiorate conquistarono l’immaginario erotico maschile…
Ma la maggiorata c’era già da prima, era il sogno erotico dell’uomo del Dopoguerra, nasce come reazione agli anni della fame e dei sacrifici che aveva ridotto a pelle e ossa le donne. Si torna a mangiare, e ci sono queste donne di taglia forte, Silvana Pampanini, Sofia Loren. Gli anni Ottanta sono stati, a loro volta, un dopoguerra, come gli anni Cinquanta. Anche lì si usciva da una lunga guerra, il terrorismo che aveva fatto migliaia di morti. Furono gli anni della belle époque, della donna in carne, della pazza gioia. E la donna, come il pensiero, tornava a essere rotonda.

Come il sedere di Nadia Cassini.
Culo, tette, pensiero. Tutto ciò che è tondo, vince. Gli anni Ottanta sono stati una reazione forte, anche a livello estetico, a un decennio di morti e cupezze. Il caso Moro, il terrorismo. I posti di blocco, gli scioperi, le manifestazioni. Negli anni Ottanta si torna a vivere.

Dalle ragazze fast-food alla carica delle ragazze alfa che oggi scendono in piazza per difendere la loro dignità. Ma lo schema Eva contro Eva non ha un po’ stancato?
Ma sono cose che si divertono a creare i giornali, è come contrapporre laziali e romanisti, mondi distanti, tipologie diverse, non ha senso.

Fonte: Il Riformista.

Ozzy: urlo la mia gioia

Come sta, Mr. Osbourne?
«Bene, fantasticamente bene».

Si, Ozzy sta bene e questa è già una notizia. Da colui che ha ingurgitato più alcolici e stupefacenti di chiunque altro nella storia del rock’n’roll, una risposta positiva alla più classica delle domande è già un sospiro di sollievo. Perché Ozzy Osbourne, la leggenda “nera” dei Black Sabbath, stasera suona al Palasharp di Milano, accompagnato dai Korn, più giovani confratelli del metal, genere che Ozzy di fatto inventò all’inizio degli’anni’70.
L’estate scorsa, il cantante ha pubblicato un album, “Scream”, l’undicesimo da solista. E ha smesso con qualsivoglia forma di eccesso. Non è più tempo di mangiare pipistrelli o di sniffare file di formiche, come narrano divertiti annali del rock: questo signore di Birmingham, figlio di poverissimi operai delle Midlands, alla fine ha 61 anni. E molti si chiedono come sia arrivato integro sino a qui. Se lo deve esser chiesto anche il quotidiano britannico Sunday Times che, udite udite, gli ha da poco affidato una rubrica sulla pagina della salute.

Ozzy, si è dunque definitivamente “ripulito”?
«Oggi posso dire di sì, sul domani non garantisco. Quest’album, in cui “urlo” al mondo la mia gioia, l’ho registrato senza ricorrere ad alcuna sostanza».

E per questo che il Sunday Times le ha affidato la rubrica?
«Sfido chiunque ad aver consultato più medici di me. Vista la mia lunga esperienza in materia, posso permettermi di dare dei consigli. Se hai mal di testa, non prendere due aspirine, ma aspetta che ti passi come ho fatto tante volte io. Comunque sono tranquillo, in fondo a ogni articolo c’è un “disclaimer” (ndr un esonero dalle responsabilità): “Chi scrive queste righe non è un medico professionista”».

Il metal è invece in buona salute…
«Faccio questo mestiere da 42 anni: quante volte ho sentito dire che il metal era morto… e poi l’ho visto puntualmente rinascere. Perché ci sono bravissimi ragazzi come i Korn che divideranno il palco con me».

Ha detto che invece la televisione, vedi “The Osbournes”, il popolare reality sulla sua famiglia trasmesso da MTV qualche anno fa, non la rifarebbe più.
«Quella fa male. All’inizio la trasmissione mi piaceva, poi quelle telecamere che spiavano ogni singolo momento della mia vita, senza più alcuna privacy, mi hanno mandato fuori di testa. E ho ripreso a drogarmi. Ho dovuto smettere. Del resto, non ho iniziato a cantare per diventare un giorno una star televisiva. Se lo vede lei un Ozzy che presenta le previsioni del tempo?».

In effetti, no. Ma se nascesse domani, rifarebbe tutto quello che ha fatto?
«Si, per la gioia di rivedere un pubblico che mi sostiene».

Anche tutte le varie pazzie?
«Sì, altrimenti mi annoierei. Ma non per questo, invito gli altri a seguire il mio esempio».

Cosa sarebbe diventato se il rock non fosse entrato nella sua vita?
«Un pessimo scassinatore».

Quindi il rock l’ha salvata?
«No. Mi hanno salvato le persone che mi sono state vicine».

Fonte: Matteo Cruccu per “Il Corriere della Sera”.