Tazze

Forse ho soltanto bisogno di essere amata.
Nei tanti modi concreti, possibili ed improbabili.
Anche se sono così.
Scoordinata e scombinata.
Come un servizio da tea spaiato ed impolverato, scovato per caso dal rigattiere.

Balente

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Auguri…

San Valentino è una festa commerciale?
Well.
Basta non comprar cioccolatini o cuoricinoserie.
Io sono la persona meno romantica del mondo, ma tutto questo livore non lo capisco.
E rende aridi.
Davvero.
Sapete che c’è?
Auguri.
Auguri a chi si sente amato.
Auguri a chi crede che qualcosa arriverà.
Auguri a chi ha il cuore pieno nonostante le batoste.
Auguri a chi si sente bello specchiandosi negli occhi di una persona speciale.
Auguri a chi si mette a cantare per non farci pensare.
Auguri a chi ci ha amato e non c’è più.
Auguri a chi sdrammatizza con un sorriso che ne vale mille.
Auguri a chi ha gli occhi rossi leggendo uno schermo, e dice che è solo stanchezza.
Auguri a chi crede di esser solo.
Auguri a chi ama.
Auguri a me…

L’amore è una compagnia

“L’amore è una compagnia.
Non so più andare solo per le strade,
perché non posso più andar solo.
Un pensiero visibile mi fa camminare più svelto
e veder meno, e nello stesso tempo mi dà piacere di camminare e vedere tutto.

Anche la sua assenza è una cosa che sta con me.
E l’amo tanto che non so come desiderarla.
Se non la vedo, la immagino e sono forte come gli alberi alti.
Ma se la vedo tremo, non so che ne è di ciò che sento nella sua assenza.

In tutto me stesso ogni forza mi abbandona.
Tutta la realtà mi guarda come un girasole con il suo viso nel mezzo…”

(Fernando Pessoa – Poemi di Alberto Caeiro)

La mia musa

“La mia musa sta all’angolo della via
dà a ciascuno quasi per niente
ciò che io non voglio
quando è allegra
mi regala ciò che vorrei
rare volte l’ho vista allegra.

La mia musa è una suora
nella casa oscura
dietro doppie inferriate
mette presso il suo Diletto
una buona parola per me.

La mia musa lavora in fabbrica
quando ha finito di lavorare
vuol andare a ballare con me
ma io
non finisco mai di lavorare.

La mia musa è vecchia
mi picchia sulle dita
strilla con bocca coriacea
è inutile matto
matto è inutile.

La mia musa è una donna di casa
non biancheria
nell’armadio ha parole
raramente ne apre le ante
e me ne porge una.

La mia musa ha la lebbra
come me
ci baciamo via la neve
dalle labbra
ci dichiariamo immondi.

La mia musa è una tedesca
non mi dà alcuna protezione
solo se mi bagno nel sangue del drago
mi posa la mano sul cuore
così resto vulnerabile…”

(La mia musa – H. Boll)

La libertà di importunare

Su Le Monde, un collettivo di donne, tra attrici, registe, scrittrici e giornaliste, tra cui Catherine Deneuve, ha criticato con una lettera aperta l’ondata “puritana” emersa dopo il caso Weinstein. Nella condanna alla “caccia alle streghe”, le firmatarie dell’appello proclamano che “femminismo non significa odiare gli uomini e la sessualità”. E aggiungono: “La violenza è un crimine ma il ‘rimorchio’ insistente o maldestro non è un reato, né la galanteria è un’aggressione”.
Le donne firmatarie dell’appello sono d’accordo sul fatto che le iniziative come #.metoo siano state meritorie nel “liberare la parola” delle donne, ma che poi abbia “comportato, sulla stampa e sui social network, una campagna di delazioni e accuse pubbliche di individui che, senza che si lasci loro la possibilità di rispondere o di difendersi, vengono messi esattamente sullo stesso piano di violentatori. Questa giustizia sbrigativa ha già fatto le sue vittime, uomini puniti nell’esercizio del loro lavoro, costretti a dimettersi, avendo avuto come unico torto quello di aver toccato un ginocchio, tentato di strappare un bacio, o aver parlato di cose ‘intime’ in una cena di lavoro, o aver inviato messaggi a connotazione sessuale a una donna che non era egualmente attirata sessualmente”.

Su quest’ultimo punto, la Deneuve e le altre chiedono che sia fatta una netta distinzione fra la “violenza sessuale”, che è “un crimine” e il “rimorchio” che “non è neppure un reato”, e dichiarano controcorrente: “Noi difendiamo la libertà di importunare, indispensabile alla libertà sessuale”, siamo “abbastanza mature” da “non confondere un goffo tentativo di rimorchio da un’aggressione sessuale”.

Fonte: TgCom

Imperfezione

“M’hanno sempre attratto le suburre
e le discariche dimenticate da Dio…
Non la pagnotta, ma le croste del pane.
Non le gru, ma le brutte cornacchie.
Le vie
se tortuose
I boschetti
se radi
I visi
non belli
Gli sgabelli
zoppi.
A tutto ciò che è così imperfetto
donerò, da faziosa come sono, la bellezza…
Quello che davvero è bello, certo
non ha bisogno di me per sopravvivere…”

(Tatjana Bek – Imperfezione)

Morsi di morte

“Era strano questo suo dono. Lo aveva scoperto quasi per caso e aveva tentato di darsi delle spiegazioni.
In questo l’Angelo lo aveva aiutato a capire.
Gli aveva detto che in fondo l’essere umano è come un computer, e nel suo corpo sono celati sterminati blocchi di memoria, non tutti nel cervello, come molti credevano, perché il corpo andava considerato nella sua essenza, nella sua interezza, e tutto partecipava a disegnarne la meravigliosa complessità…”

Un racconto breve, ma estremamente intenso.
Tema centrale, la pedofilia annodata alla voglia di giustizia.
Lo scrittore ha una dote rara, che sono felice di aver ritrovato anche in questo racconto: ha la precisione di un chirugo nelle sue descrizioni, e proprio come fa un chirurgo con i suoi allievi in teatro operatorio ci mostra tutto quanto senza filtri.
Ma anche le descrizioni più turpi non scivolano mai nello splatter becero e gratuito.
È piuttosto un orrore che scuote le viscere di chi scorre le pagine: una paura sottile, che fa sbarrare gli occhi soprattutto perché ci ricorda di come le anime nere e quelle in cerca di vendetta si nascondano ovunque.
Dagli amici agli sconosciuti che incrociamo distrattamente per strada.
Titolo: Morsi di morte
Autore: Anton.francesco Milicia
Edizione: 27 pagine, 0,99euro in formato Amazon Kindle