Nessuna notizia di Gurb

Come osserviamo una nuova città?
Sicuramente con occhi curiosi.
Che ci ospiti per pochi giorni di vacanza o che ci accolga per una nuova vita il nostro sguardo diventa una sorta di spugna, pronta ad imbibirsi di percorsi da memorizzare, visi, profumi, sapori e stranezze che fanno sorridere o inorridire.
E come trascorrono i giorni, quelle strade che ci vedevano titubanti nei passi diventano davvero nostre. Le percorriamo a ritmo deciso, salutando i negozianti anche solo con un rapido gesto della mano.
Ritroviamo le stesse emozioni in questo romanzo ambientato a Barcellona, nel scompaginato scenario che divideva la città dal grande avvenimento dei Giochi Olimpici del 1992.

Due extraterrestri vengono inviati sulla Terra per studiare il comportamento degli abitanti.
Grub si accomoda nella macchina di uno sconosciuto e scompare.
L’altro membro dell’equipaggio inizia allora la sua temeraria avventura per le ramblas dell’incantevole città.
Di quest’opera due sono gli aspetti che colpiscono subito il lettore.
Il primo riguarda la scelta del modo attraverso il quale raccontare la storia: è un vero e proprio diario di bordo, compilato in modo maniacale. Non ci troviamo davanti ad un centinaio di pagine scritte in modo canonico: abbiamo una serie di piccoli paragrafi che si susseguono in modo cronologico e lineare, con tanto di annotazione dell’orario ad introdurli. Non si creda, tuttavia, di aver tra le mani un libro pedante e noioso.
La seconda, fulminante, caratteristica che scoverete tra le pagine è un’ironia continua, limpida e dissacrante. Scritto in prima persona riporta infatti le idee che il nostro protagonista matura ogni volta che incontra persone nuove, delle quali studia i comportamenti che a lui paiono a volte ridicoli, più spesso strani.
Per riuscire a capire che fine possa aver fatto il suo compagno d’avventura è obbligato ad uscire dalla navicella. E qui si pone il primo ostacolo: dal momento che viaggiano in forma acorporea (costituiti solo da intelligenza pura) deve necessariamente adottare una formazione anatomica simile a quella degli abitanti del Paese che sta visitando, niente stramberie soprattutto per evitare di richiamare su di se l’attenzione della fauna autoctona. Nonostante questo dovere non ha altri punti di riferimento all’infuori dei personaggi famosi studiati prima della missione: ed ecco che lo ritroviamo ora con le sembianze del Santo Padre e dopo poche ore come Gary Cooper, fino ad arrivare ad Yves Montand.
Muta in continuazione soprattutto perché trova assurda l’anatomia umana e non riesce a farsela piacere:

“Non c’è in tutto l’Universo porcheria più grossa né arnese peggio fabbricato del corpo umano. Già le orecchie, appiccicate al cranio come capita, basterebbero a squalificarlo. I piedi sono ridicoli. Le interiora, schifose. Tutti i teschi hanno un’espressione sogghignante che non ha alcun senso. Di tutto ciò gli esseri umani sono consapevoli solo fino ad un certo punto. La verità è che hanno avuto sfortuna con l’evoluzione…”

La vena di malinconia per non capire dove sia finito l’amico è sempre presente, anche se molto discreta.
Ma deve reagire: in un modo veramente inaspettato ma calcolato al tempo stesso riesce a mettere le mani su una somma abnorme di denaro. Decide allora di comprare casa, di migliorarla ed arredarla. Ma di cambiare anche se stesso, vestendosi come le persone che incontra. Non rinunciando ai mutandoni di lana nonostante stia scoppiando dal caldo.
Inizia a percepirsi come un nuovo mattone della città che lo ospita e incomincia a viverla nel modo migliore, senza dimenticare la sua missione. Si fa attirare dallo shopping, riduttivo definirlo compulsivo: compra di tutto ovunque.
E sono sempre grandi delusioni quando cerca di conoscere la cultura e le forme di arte umane: proprio a causa degli innumerevoli lavori per le Olimpiadi molti musei e pinacoteche sono chiusi.
Delusione mescolata alla compassione quando vede i vari sistemi di trasporto usati dai terrestri.
L’amicizia con due attempati gestori di un piccolo ristorante poi spalanca le papille gustative sia del personaggio principale che del lettore.
Proprio come per il celeberrimo Pepe Carvalho, anche per lui il cibo diventa un pensiero fisso e costante, così forte che non solo scatena l’appetito di chi sta seguendo le sue avventure ma è come se le pagine diventassero man mano unte e zuccherose come i cartocci delle sue adorate frittelle.
Termine riduttivo per descrivere i tipici churros della penisola iberica che tanto ho amato anche io: una pasta morbida, non troppo alta, spesso appena aromatizzata alla vaniglia, sprofondata in olio bollente prima di essere ricoperta da un manto di zucchero che scricchiolerà in modo trascendentale sotto i denti. Così buoni da indurlo a trangugiare anche la carta che li contiene. Ingolla da dieci ai trenta chili al giorno di questi peccati, senza sentirsi mai sazio. Lo stesso accade con le frittate dalla crosta croccante e l’interno filante che consuma al bar ogni mattina velocemente, per avere il tempo necessario di confrontarsi con gli altri avventori sulle ultime notizie riportate dai quotidiani.
Ed è proprio questo locale il perno di uno dei suoi più grandi turbamenti.

“Più mangio, più medito, più trovo strampalata l’idea di stabilirmi sulla Terra”

E sono proprio le esagerazioni negli acquisti e nel nutrirsi a far tratte una conclusione molto malinconica: bulimia allo stato puro. Riempire gli incolmabili vuoti affettivi con oggetti e cibo: il compagno d’avventura che non si riesce a rintracciare, l’innamoramento non corrisposto per la vicina di casa. Frittelle, oggetti strani comprati a montagne e le troppe bevute servono a stordirlo: poche ore di sonno profondo per cercare di non pensare al proprio abbandono.
Malgrado questo aspetto il romanzo si rivela una fonte inesauribile di risate a denti più o meno stretti anche grazie ai vari personaggi che lo affiancano tra le pagine: gli avventori della bettola, la portinaia con la quale si spaccano vicendevolmente le scope in testa, il cinese che dal suo Paese prese la nave per San Francisco ma sbagliò e ancora adesso non ha capito di essere a Barcellona, il manager oltre l’orlo dell’esaurimento nervoso…
Raccontare oltre sarebbe togliervi il gusto delle battute e dei colpi di scena finali: da quella dei topolini sulla statua di Colombo a quella della costruzione di una sauna per tener in caldo le frittelle, è un crescendo continuo.

La voce narrante deciderà di stabilirsi definitivamente sul nostro Pianeta?
E Gurb sarà ritrovato, sciogliendo così il mistero della sua scomparsa?

Scoprirete tutto negli ultimi due capitoli.
Sempre che risate ed acquolina in bocca non vi abbiano stremati…

Eduardo Mendoza, Nessuna notizia di Gurb, casa editrice Feltrinelli, 118pagg. .

nessunanotiziadigurb

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...